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1 febbraio 2010
Tra improbabili consolatori

Caroline è una giovane scrittrice
alle prese con la stesura del ponderoso saggio La forma del romanzo moderno, ma incontra inaspettate difficoltà.:
sente delle voci che la tormentano
ogniqualvolta si trova da sola in casa e si appresta alla macchina da
scrivere.
Tap –tic –tap. Top e un seguito di parole e frasi che sembrano riguardare la sua vita
La situazione è piuttosto fastidiosa
e bizzarra. Tutto sembra essersi scatenato dopo un brevissimo soggiorno al Centro di Santa Filomena, luogo di
accoglienza e di cura per tutte le anime perse. Carolina che da poco si è
convertita alla fede cattolica, spinta amabilmente a farlo da Lady Helena
Manders, madre del suo fidanzato Laurence, cerca aiuto e si confida, sbagliando
non poco, con il barone Willi Stock, proprietario di una libreria a Charing Cross
Road,
Caroline crede che il barone possa
essere un buon amico e distesa sul suo divano, in lacrime, si sente un po’
consolata. Il barone le dice “ E’ una cosa piuttosto comune. E’ lo stress “, ma
in cuor suo pensa che la cara ragazza soffra seriamente di allucinazioni.
Ma perché Caroline non si rivolge
a Laurence? In effetti lo fa, ma, al momento, il fidanzato sembra essere
completamente preso da ciò che sta combinando la nonna materna Louisa Jepp, una
donna di settantotto anni con sangue gitano nelle vene che vive da sola a
Smugglers Retreat, una casetta adorabile nelle vicinanze di Ladylees.
Laurence scopre che Louisa
frequenta dei tipi strani con cui fuma sigarette bulgare e gioca a carte e,
molto probabilmente, intrattiene dei traffici illeciti. Senz’altro
contrabbando.
Non se ne preoccupa più di tanto,
anzi ne è quasi divertito, ma teme che sua madre lo venga a sapere e non se ne
faccia una ragione. Sarebbe meglio non dirglielo, ma le cose non vanno mai come
devono e la strega di turno, Georgina Hogg, la vecchia governante di casa ora
responsabile di quel Centro di Santa Filomena in cui abbiamo trovato Caroline,
si premura di metterla al corrente.
La trama de I consolatori –
improbabile che lo siano davvero – intreccia le due storie mescolando i
personaggi dell’una e dell’altra, confondendo, ribaltando, svelando - mai fino in fondo - arcani e
misteri in modo ironico e imprevedibile.
Evelyn Waugh, a proposito, scrisse:
Mi sono state mandate le bozze del geniale romanzo di una signora che si chiama
Muriel Spark. La protagonista è una scrittrice cattolica che soffre di
allucinazioni. Il libro uscirà presto e sono sicuro che tutti penseranno che l’abbia
scritto io. Vi prego di smentire. " Muriel Spark, I consolatori
| inviato da nuvolediparole il 1/2/2010 alle 12:32 | |
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27 gennaio 2010
Il giorno della Memoria.
Volevano ad ogni costo uccidere l'ultimo ebreo sul pianeta. Oggi ci si
potrebbe chiedere perché la memoria, perché ricordare, perché
infliggere un tale dolore? In fondo per i morti è tardi ma per i vivo
no. Se non si può annullare il tormento, si può invece sperare,
riflettere, prendere coscienza.
Dal discorso di Elie Wiesel a Montecitorio.
| inviato da nuvolediparole il 27/1/2010 alle 16:5 | |
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26 gennaio 2010
Loro, noi e Patricia.

“ Dei gatti e
degli uomini “è una gustosissima raccolta di tre racconti, tre poesie, un breve
saggio e alcuni disegni della grandissima Patricia Highsmith.
Al centro,
naturalmente, i gatti: Portland Bill che regala ai suoi padroni, immersi in una
partita di Scarabeo, due dita umane mozzate; Ming che, adorato dalla sua
padrona, deve tenere a bada il suo amante che invece lo detesta; Micia – Micia che aiuta Edith e Charles
a disfarsi di un misterioso animaletto
- un furetto forse? – e che diventa il simbolo della loro cattiva
coscienza. Storie di gatti e di uomini che la Highsmith racconta lasciandoci
intuire che tra i primi e i secondi, preferisce i primi.
Nel Saggio
afferma: I gatti sanno dare a uno scrittore qualcosa che gli umani non possono
dargli: compagnia che non chiede niente in cambio e non è invadente, compagnia
riposante e sempre diversa, come un mare tranquillo che si muove appena.
E poi, più
avanti. Secondo me, le menti degli scrittori sono abbastanza attive e disturbate
da aver bisogno dell’aura calmante di un gatto per casa. Un gatto rende la casa
più casa, uno scrittore non è mai solo con un gatto, ma è sufficientemente solo
per lavorare. Oltre a ciò un gatto è un’opera d’arte mobile, dormiente, in
continua mutazione.
Si può usare e
comandare un cane, ma un gatto non accetta ordini. Non ci si “ serve “
esattamente di un bel quadro o di
un concerto di Beethoven, eppure possono essere una necessità nell’esistenza di
un individuo.
Infine, parlando
dei suoi siamesi i cui ritratti abbelliscono il libro,
aggiunge: Il giovane maschio è abbastanza educato da rispondere quando gli
parlo. Se gli chiedo se sta passando una buona giornata, la sua risposta può
essere, " Molto! “ o “ Così così “. Mi interrompe solo se ha fame e ha un’intonazione
molto precisa per “ Ho fame”. Delizioso!
Consiglio il
libro edito da Archinto a tutti coloro che amano i gatti, ma ancor di più a chi
pensa di non amarli. Patricia Highsmith, Dei gatti e degli uomini.
| inviato da nuvolediparole il 26/1/2010 alle 17:9 |
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16 gennaio 2010
Che spreco!
«alle ore 7 di questa mattina [Giovedì 14 Gennaio, N.d.R.] 15
agenti della Polizia Municipale di Sassuolo diretti dal Comandante
Stefano Faso e alla presenza dell’Assessore alla Sicurezza Gian
Francesco Menani, 8 agenti della Polizia di Stato, 7 militari della
Compagnia Carabinieri, 20 agenti del Reparto Mobile di Bologna ed una
squadra dei Vigili del Fuoco, hanno fatto il loro ingresso all’interno
dei locali del circolo. Al momento del loro ingresso il Fassbinder era
completamente deserto, gli agenti hanno semplicemente provveduto a
controllare ogni stanza per poi lasciare spazio ai tecnici ed operai
del Comune di Sassuolo ed Sgp che, con l’ausilio di ditte
specializzate, hanno provveduto a sigillare ogni via d’accesso con
lastre d’acciaio»
da ilsassolino. net
15 + 8 + 7 + 20 = 50 uomini mobilitati per attuare lo sgombero di un edificio manifestatamente deserto!!!
Ma è uno scherzo? No, purtroppo è la verità.
Una manovra da task - force come se all'interno del Fassbinder fossero asserragliati pericolosissimi mafiosi, esponenti delle BR, delinquenti armati. Non mi esprimo sulla giusta causa - chiudere o non chiudere il Centro Sociale di cui non ho seguito la storia in questi anni - ma sul modus operandi che ritengo solo un' inutile dimostrazione di forza muscolare. Inutile, ma indubbiamente costosa.
| inviato da nuvolediparole il 16/1/2010 alle 14:24 | |
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5 gennaio 2010
La visitatrice di Maeve Brennan

Quando Anastasia torna a Dublino è convinta che sia
per sempre. Dopo la morte della madre, ha scelto di abbandonare Parigi dove ha vissuto per sei
anni. “ L’Irlanda è casa mia, Dublino è la mia città “
dice a se stessa con le lacrime agli occhi mentre il treno si sta avvicinando
alla stazione.
Ad attenderla sulla porta di casa ci sono la nonna
paterna – la signora King – e la governante Katharine, ma il ritorno non è
felice. La sera stessa del suo arrivo, una sera piovosa di Novembre, Anastasia
sente di non essere la benvenuta.
“ La nonna è sempre la stessa, con quella sua
faccia delicata e meditabonda e signorile e le mani intrecciate davanti a sé,
in un gesto formale “.
Si rivolge alla nipote con modi cortesi ma
Anastasia pensa “ Sta aspettando che io commetta qualche errore.”
Nei giorni che seguono, la signora King mantiene
un comportamento rigido e distaccato, falsamente gentile; non è in grado di provare un
sentimento di affetto per la ragazza che ritiene colpevole di aver lasciato il
padre – il suo amatissimo figlio John – per seguire la madre nel suo folle volo
verso la libertà.
L’accusa apertamente di aver tradito l’amore che
suo padre aveva per lei, di averlo ferito consapevolmente:
“ Sai, Anastasia, quando hai deciso di andare a
vivere con tua madre a Parigi, hai fatto una scelta importante. Avevi sedici
anni, non eri una bambina. Sapevi che cosa aveva fatto. Eri consapevole
dell’effetto che questo avrebbe avuto su tuo padre “
E quando Anastasia risponde “ Oh, nonna, come
potevo lasciarla? “ la signora King risponde
“ Non voglio discutere di questo”
Agli occhi della nonna, la colpa di Anastasia non
ha redenzione e la ragazza non ha diritto di vivere in quella casa dove suo
padre è morto stroncato dal dolore per la sua scelta.
La sua presenza diventa fonte di irritazione e di
disturbo. Anastasia è soltanto un'ospite, una visitatrice che non puo rimanere che per poco tempo.
“ Che progetti hai? “ le chiede infine facendole capire
che il suo desiderio è quello che
se ne vada.
Anastasia si sente rifiutata - Vuoi proprio liberarti di me, vero? -, è smarrita, non
vuole tornare a Parigi, ma la nonna ha già predisposto tutto per la sua
partenza.
Paula Fox, nella bella prefazione al
racconto, afferma: “ Nel personaggio della signora King c’è qualcosa di brutale
e inesorabile. E’ una donna gretta, vanesia, meschina…La devozione della signora
King al ricordo del figlio è così intensa e implica un’esclusione così radicale
degli altri, da suggerire qualcosa di più dell’amore materno, un’ossessione. “
Anastasia cerca di resistere a questa esclusione,
nella sua fragilità sa essere forte e determinata anche se tutto è inutile. O
almeno così sembra. Maeve Brennan, La visitatrice
| inviato da nuvolediparole il 5/1/2010 alle 22:23 | |
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21 dicembre 2009
Invisibile, il nuovo romanzo di Paul Auster

...una bella faccia larga senza tratti caratteristici ( una faccia, per così dire, generica, una faccia che in mezzo a qualsiasi folla sarebbe diventata invisibile ) e due occhi castani fermi...
Di Paul Auster ho letto
molto, non tutto, ma molto. Tra gli altri, ho amato Mr Vertigo e La musica del caso. Ora, in due
giorni, ho finito Invisibile, il suo ultimo romanzo edito da Einaudi. Una
lettura così veloce – le pagine si susseguivano una dietro l’altra perché l’Autore statunitense ha l’indubbio dono di coinvolgere – è certamente incapace di cogliere
la complessità della storia e la ricchezza dei personaggi, ma per questo ci
sarà una seconda volta. Una prima riflessione:
Invisibile mi ha ricordato, soprattutto al suo inizio, il romanzo di Alberto Ongaro, Il segreto di Caspar
Jacobi, per il legame oscuro che lega, nell’uno e nell’altro libro, il giovane protagonista al personaggio pieno di fascino e di mistero che darà una svolta
decisiva e drammatica alla sua vita.
Come Cipriano Parodi
con Caspar Jacobi, Adam Walker è attratto dalla tela di ragno che Rudolf Born
tesse abilmente, ma a differenza del primo riesce a capire in tempo e arretra
di fronte al baratro. La sua esistenza sarà segnata dall’orrore di quella sera
in Riverside Drive, ma ne sarà anche salvata.
Attraverso le quattro
parti della narrazione – un artificio letterario per cui le
parti sono scritte in prima, in seconda e in terza persona - seguiamo le
vicende di Adam Walker, la sua personalità insieme forte e fragile già
pesantemente provata dalla morte del fratello minore Andy, dalla difficoltà di
vivere con i genitori straziati dal dolore, dalla passione che nutre nei
confronti della sorella Gwyn. Non c’è dubbio che Adam Walker sia il personaggio
intorno al quale ruota l’intreccio della storia di cui, per tre quarti del
romanzo, è il narratore, tuttavia a un certo punto si fa da parte. Sono passati quasi quarant’anni dal
quel lontano 1967 in cui tutto accadde e Adam Walker è gravemente
ammalato. Affida le sue memorie a
un vecchio amico della Columbia University nella speranza che voglia farne
qualcosa. E sarà proprio Jim, che nel frattempo è diventato lo scrittore James
Freeman, a cercare di dare un senso a quell’insieme di fatti, di rivelazioni,
di ricordi che sebbene condensati nel breve tempo di una primavera, un’ estate
e un autunno sono stati la parte più importante della vita di Adam.
Tutto viene ripercorso
e, come sempre, la verità rivela la sua doppia faccia di innocenza e
depravazione. Paul Auster, sito ufficiale.
| inviato da nuvolediparole il 21/12/2009 alle 16:47 |
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17 dicembre 2009
Lettura o rilettura? Non importa.

Nei
giorni scorsi, spolverando un angolo della libreria, mi sono ritrovata tra le
mani Vicolo Cieco di Patricia Highsmith. Un romanzo di molti anni fa che non
ricordavo di aver letto. Ho deciso che valeva senz’altro la pena provare a
rinfrescarmi la memoria e ho cominciato a scorrerne le prime pagine. Ebbene, l’ho
divorato, letteralmente presa dallo sviluppo della storia e dalla costruzione
dei personaggi.
A
distanza di pochi mesi, Helen Kimmel e Clara Stackhouse muoiono di morte violenta. La prima è stata senz’altro
uccisa, per la seconda forse si può trattare di suicidio. Non ci sono legami
tra le due donne che non si conoscevano, ma la singolarità dei loro casi sta
nel fatto che entrambe viaggiavano su un pullman di linea e che sono scomparse
subito dopo la prima fermata in una stazione di servizio. La polizia indaga, ma
Melchior Kimmel, il marito di
Helen ha un alibi – è stato visto al cinema all’ora del delitto – e non ci sono
prove materiali per accusarlo. Per
quanto riguarda Clara, il corpo è stato ritrovato ai piedi di un burrone sotto
la terrazza di un ristorante; si parla di suicidio perché la donna ha già tentato
di porre fine alla sua vita ed è stata salvata dall’intervento del marito
Walter.
L’intreccio
tra le due vicende è del tutto casuale - Walter legge sul giornale locale
l’articolo che riguarda il ritrovamento del cadavere di Helen e pensa che,
sebbene la polizia abbia desistito, il colpevole sia proprio il marito – ma si
rivela fatale.
La
curiosità spinge Walter ad andare a far visita a Melchior Kimmel che è
proprietario di una vecchia libreria a Newark.
“ Lei
è Melchior Kimmel, non è vero? “
“ Si”
“ Mi
sembra di ricordare…sua moglie è stata uccisa, non molto tempo fa, vero?”
“ E’
stata assassinata, sì”
“ Non
ricordo di aver letto niente sulla scoperta dell’assassino.”
“
Infatti. Non l’hanno ancora trovato. Lo stanno cercando “
Domande
strane che insospettiscono ma non spaventano il signor Kimmel. Si sente al
sicuro: ha ucciso sua moglie, ma nessuno lo accusa.
Quando
però viene ritrovato il corpo di Clara e un oscuro poliziotto di Philadelphia
comincia a indagare, anche la morte di Helen torna a essere interessante. Il
tenente Corby è consapevole che le due storie hanno un elemento comune che le
collega in modo bizzarro e, sebbene non abbia niente in mano, inizia a tessere
la sua tela intorno a Melchior Kimmel e a Walter Stackhouse che ritiene
colpevoli. Li spinge l’uno contro l’altro, li mette di fronte sfruttando quei
pochi dettagli che risultano dalle indagini, facendo leva sulle loro fragilità.
Corby è un personaggio duro e sgradevole che non rinuncia a usare la violenza
fisica e psicologica per raggiungere la verità. La sua verità perché è
praticamente impossibile uscire da quel vicolo
cieco in cui i tre uomini sono intrappolati. Melchior combatte, Walter è
più remissivo nascondendosi dietro a bugie, dettate dalla paura e dal senso di
colpa perché aveva effettivamente pensato di uccidere sua moglie, che lo
rendono debole e indifendibile anche agli occhi dei suoi amici più cari. In una
spirale di cose dette e non dette, di ricatti e di confessioni tardive, le vite
di Melchior e Walter si legano indissolubilmente. Per loro non conta più
dimostrare la propria innocenza – a se stessi? ( Melchior è colpevole, ma che
differenza può fare mentre tutto viene messo in dubbio ?) all’altro? a Corby? –
ma sopraffarsi fino alla distruzione. Patricia Highsmith, Vicolo cieco.
| inviato da nuvolediparole il 17/12/2009 alle 17:43 | |
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15 dicembre 2009
Elogio del Corto
Una specialità varesina: il corto letterario 2600
battute è lo spazio concesso per raccontare una storia ai partecipanti
alla sezione del Corto Letterario. Valeria Palumbo,
giornalista, caporedattore dell' " Europeo " e presidente della sezione
corti, afferma: "Gli italiani scrivono molto e scrivono molto a
lungo, il corto è una sfida, perché è diverso dal romanzo e presuppone
una padronanza tecnica ottima, di brevità, di costruzione del testo e
di sintesi. Saper raccontare una bella storia in poche righe significa
dimostrare di avere in mano davvero la parola scritta e quindi di
essere un talento". Forse, è un po' eccessivo, ma fa lo stesso.
| inviato da nuvolediparole il 15/12/2009 alle 11:17 | |
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26 novembre 2009
LE FOGLIE
Charles ama Dorothy.
Sono sposati da due anni, ma vivono separati da due mesi. Una sera, piena di
vento, l'uomo torna a casa e scopre che Dorothy ha ottenuto dal Giudice – Giudice con
la G maiuscola – l’annullamento del matrimonio con procedura d’urgenza. La loro storia d’amore è finita e, il
mattino dopo, Dorothy se ne va di
casa abbandonandolo, confuso e stralunato.
Che fare? Charles
inizia a bere. Molto. Combatte con l’alcool la solitudine che s’insinua nel suo
cuore. Non ha neppure un amico a cui confidare la sua pena, ma, anche se lo
avesse, forse, non lo farebbe. La vita diventa difficile e Charles non ha
un soldo; ha sempre vissuto con ciò che guadagnava la moglie.
Che fare? All’Uffico
per il sussidio di disoccupazione gli
chiedono quanto pesa e, poiché supera abbondantemente i cinquanta chili,
glielo negano. Per ottenerlo deve dimagrire drasticamente. In quindici giorni,
sotto il controllo della Commissaria Incaricata dovrà perdere venti chili:
soltanto allora, con il regolare certificato, potrà tornare all’Ufficio e
ottenere il sussidio. Charles scappa da quel luogo di sofferenza in cui i
disoccupati procedono a stento: avevano
le gote scavate, le mani nude, scarne, con i tendini disperatamente tesi in
gesti convulsi.
Torna a casa, ma è
sempre più solo. Unico amico il telefono che però non suona mai perché nessuno
lo cerca. A volte, Charles alza la cornetta per sentire il suono prolungato
Too-Too che gli piace molto. Il telefono continua Too-Too e Charles, un po’
vergognoso, gli risponde Too-Too.
Che male c’è?
Una mattina, il telefono tace:
Alzò la cornetta, dunque.
Se la pose all’orecchio.
Ma ora non udì nulla.
Nulla.
Nessun suono, nessuna voce.
Il suo telefono era muto
Oh Dio, forse sta ancora dormendo.
Sveglia! Sveglia! Alzati!
Dai! Pelandrone!
Niente. Nessuna voce, nessun rumore. Neanche uno sbadiglio.
Oh Dio! I fili! Hanno tagliato i fili,
hanno ucciso il suo telefono, il suo unico amico.
Che fare? Dio gli ha
voltato le spalle e sembra prendersi gioco di lui, ma Charles non ci sta. Gli ha tolto il telefono? Andrà a
vivere in una cabina telefonica.
Fuori il vento è sempre
forte e agita le foglie.
Nel momento in cui
Charles abbandona la casa e sceglie la cabina telefonica in fondo alla strada,
vicino al parco, con i colombi che l'osservano dall'alto, inizia a vivere una vita diversa in cui la solitudine acquista
il suo significato più vero, quello che fino ad allora era rimasto nascosto. La
ricerca delle verità si affina in cerca dell’equilibrio tra il tutto e il
niente, tra l’essere e l’avere, tra le mille assurdità quotidiane.
Non conoscevo l’opera di Marco Custòdero, ma domenica, a Montalto Pavese, ho avuto il piacere di scoprirla,
almeno una piccola parte.
E’ stata un’emozione.
| inviato da nuvolediparole il 26/11/2009 alle 18:4 | |
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24 novembre 2009
Il salto di Gretel
BERLINO, 23 NOV - La federazione di atletica tedesca ha riconosciuto il
record nazionale di salto in alto femminile, stabilito nel 1936, che il
regime nazista si era rifiutato di omologare perché stabilito da
un'atleta ebrea, Gretel Bergmann. La Bergmann aveva infranto il
precedente primato tedesco con un salto di 1,60, ma le autorità
sportive naziste avevano di fatto cancellato il nuovo primato e, anzi,
l'avevano bandita dalla competizioni nell'anno dei Giochi di Berlino.
"Sappiamo che non è una reale riparazione, ma almeno un atto di
giustizia e un gesto simbolico di rispetto nei confronti di Gretel
Bergmann", ha detto il presidente onorario della federazione tedesca,
Theo Rous.
| inviato da nuvolediparole il 24/11/2009 alle 16:40 | |
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