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1 aprile 2005

Ch'ol.

  La mitologia ch’ol, come le altre immagino, tutte figlie della cultura Maya, non possiede dèi voluttuosi, come i nostri predecessori greci o romani. Allora si può ben capire come mai la sofferenza abbia avuto da sempre un ruolo centrale. E come si fa a spezzarlo se nell’immaginario collettivo non esiste un Apollo o un’Afrodite che preparino la strada, legittimando l’idea del piacere?

da Quel che c’è nel mio cuore di Marcela Serrano.


Con queste parole, Camila racconta la condizione di vita del popolo ch’ol, ma soprattutto della donna.

La vita è sopravvivenza, scandita dai ritmi della natura, dal passaggio delle stagioni, dalla caduta delle piogge e dal sorgere del sole, dalla crescita del mais.

La vita è sofferenza, non esiste il piacere per il piacere e la donna in particolare si fa carico di questa esistenza senza speranza.

Quando la donna ch’ol  si sposa, sempre giovanissima, va a finire sotto la mano dell’uomo, sottolinea Luciano.

La donna ch’ol non ha diritto alla terra, se rimane vedova o non si sposa, non mangia.

Solo un figlio maschio può rappresentare la salvezza della madre.




permalink | inviato da il 1/4/2005 alle 17:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
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