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7 aprile 2005

Lenin il Rosso.seconda parte

In verità, anche quando era piccolo, amava girovagare per il giardino e, appena trovava la porta aperta, si lanciava tra le aiuole a caccia di lucertole, lumache, grilli, farfalle, bruchi, a seconda della stagione. A poco a poco, il confine del giardino era diventato uno spazio troppo angusto e Pisolo aveva scoperto che, al di là del muro di cinta, si apriva un altro giardino e poi un altro ancora. Osò ogni giorno di più, rimanendo fuori di casa per molte ore in preda a una crescente eccitazione per tutto quello che vedeva. Non sempre era felice delle novità, specialmente quando incontrava qualche gatto arrogante che gli sbarrava il passo o un cane che abbaiando stupidamente lo rincorreva nel vano tentativo di azzannarlo, ma la sua vita di pioniere gli scaricava nelle vene quella dose di adrenalina alla quale non poteva più rinunciare. Quando tornava a casa dalle sue scorribande era stanco morto e la signorina Anita lo rimproverava aspramente, ma alla fine gli dava un’abbondante razione di bocconcini prelibati e lo prendeva tra le sue braccia dove si addormentava, sognando spesso le sue avventure. Più di una volta si era innamorato e aveva combattuto per superare la concorrenza dei maschi del vicinato. Non sempre aveva avuto  la meglio, ma spesso aveva trionfato cogliendo la bellezza mozzafiato di turno.

La vita trascorreva lieta e spensierata e Pisolo era completamente convinto che quello fosse il mondo.

Ma non era così e Pisolo lo scoprì brutalmente un pomeriggio di aprile quando ormai aveva tre anni. La giornata era bellissima, il cielo era limpido, il sole riscaldava e Pisolo, non ascoltando il richiamo della fame, decise di prolungare la sua passeggiata. Origliando di qua e di là, aveva sentito dire che ai margini estremi del suo quartiere si viveva pericolosamente. I gatti dal pelo lucido e un po’ annoiati come lui, se lo sussurravano all’orecchio fremendo. Quel pomeriggio, Pisolo volle vedere con i propri occhi perché temeva che quei rammolliti di soriani, persiani, siamesi e via dicendo si raccontassero delle frottole gli uni con gli altri, rendendo leggenda quello che non era.
continua...
qui la prima parte.




permalink | inviato da il 7/4/2005 alle 14:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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