.
Annunci online

 
nuvolediparole 
incontri in libertà
<%if foto<>"0" then%>
Torna alla home page di questo Blog
 
  Ultime cose
Il mio profilo
  Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom
  Giulia
squilibri
nuvolebarocche
Milano Valencia. Andata e Ritorno.
fulmini e saette
malainformazione
apocal
Luca Martini
van
watergate
clelia
stefania
esperimento
liberaliperIsraele
barbara
ilsignoredeglianelli
harry
fort
herakleitos
brucaliffo
carlomenegante
panther
stilgar
fuoridalghetto
a.
*VicL*
ilmestierediscrivere
travel
currenti calamo
matilde
...mangino brioches...

Daniele
luxuslinguae
Incipit di Giorgio Levi
ex 2twins
iranian
sharon
Camillo
italianblogsforfreedom
blog sull'ebraismo
insegnareascrivere
arsenicosplinder
nonsoloproust
Israele
trentanni
Informazione corretta
Egypt
lager
Carlo Panella
oz oz
fuoridalghetto
Tblog
debka file
The New York Times
tonibaruch
jericho
L'albero di Anna Frank
emiliaparanoica
deborahfait
diogene
sbloggata
ecarta
Bacco
ombralunare
ape
cambiareasinistra
devor
  cerca

Starbooks





Sto leggendo:
   
" Doppio nodo "

di J. C. Oates
    

 



 

 

 

 

















 

 
   
DIZIONARIO di ITALIANO
cerca:  
   


 

Diario | Libri | Citazioni | Cinema | Appunti | Freudiana | Percorsi di pensiero | Judaica | Racconti. |
 
Diario
626835visite.

15 maggio 2005

La casa di sabbia e nebbia di Vadim Perelman.

 

E’ sua questa casa?”

“No, questa non è la mia casa”

Con queste ultime parole di Kathy, si conclude La casa di sabbia e nebbia di  Vadim Perelman.
Un film che ricordavo con il suo fardello di tristezza e di angoscia, ma che, ieri sera, ho voluto rivedere.

Quando la contea Pacific di San Francisco espropria la casa di Kathy Nicolo, accusata per sbaglio di non avere pagato 500 dollari di tasse aziendali, e la mette in vendita all’asta, il Colonnello Amir Behrani, un esule iraniano fuggito dagli Ayatollah, la compra e va a vivervi con la moglie Naderah e il figlio Esmail.

Per Behrani, la casa, così simile a quella in riva al Mar Caspio, è una conquista importante: non serve a lenire la malinconia per la sua terra e la nostalgia per quella che era la sua esistenza privilegiata nella Persia dello Scià, ma rappresenta l’inizio del riscatto per sé e per i suoi.

Non dovranno vivere negli Stati Uniti come degli zingari, afferma la moglie.

Ma anche per Kathy, la casa è l’ultimo sogno a cui aggrapparsi. Vittima di se stessa e della miseria che la travolge, sola anche quando incontra Lester, senza un lavoro vero, lotta disperatamente per opporsi a ciò che ritiene, e nella realtà delle cose è, un sopruso.

Ben presto, lo scontro tra il Colonnello e Kathy assume i colori della tragedia. Non c’è una linea di confine tra ragione e torto che si mischiano ineluttabilmente in due necessità contrarie.

Se l’esule iraniano intravede per sé e i suoi cari una rivincita sul passato, Kathy non vuole crollare sotto il destino che ormai sembra segnarla.

Ma non c’è possibilità di redenzione e la casa, che si perde tra sabbia e  nebbia di fronte all’Oceano Pacifico, diventa irraggiungibile, metafora della sofferenza umana, dell’esilio, dello sradicamento, della solitudine, dell’impossibilità di opporsi a ciò che si è messo in movimento, apparentemente solo per uno sbaglio.




permalink | inviato da il 15/5/2005 alle 19:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
sfoglia
aprile        giugno