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29 luglio 2011

Suggerimento di lettura 1



Mi era toccato spiegare al direttore:

- Capisci, un posto fisso non fa per me. Non voglio diventare un impiegato. Non sono capace di sottostare alla disciplina. Collaborare è un piacere, ma la mia occupazione principale è la letteratura.

- Mi spiace per te - aveva osservato Tarasevic con sincerità, senza la minima intenzione di offendere.


Sergej Dovlatov, La filiale




permalink | inviato da nuvolediparole il 29/7/2011 alle 14:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

1 ottobre 2010

Interno argentino

 

A volte, nella vita accadono cose che ne cambiano repentinamente il corso, ma, noi, chiusi nel nostro presente, non possiamo esserne consapevoli.
Quando Nico riceve una lettera dell’avvocato Espinoza da Buenos Aires, lettera che annuncia la morte  del medico Ibarra Medina, l’ultimo inquilino dell’appartamento al numero 16 di calle Eduardo Costa di cui è proprietario, è incerto sul da farsi. Affittarlo ancora, venderlo o lasciarlo marcire nell’abbandono?
Non c’è una ragione precisa, ma nessuna delle tre possibilità gli sembra quella giusta. Le esclude una per una e infine decide di tornare per qualche tempo a Buenos Aires, in quella casa dove, giornalista e scrittore, aveva trascorso diversi anni della sua vita.
Dopo la sua partenza, avvenuta come se fosse un fuggiasco, è la prima volta che rimette piede in Argentina da cui è rimasto lontano, riluttante ad affrontare il passato, ad accettare quello che aveva commesso, quell’atto di tradimento e di inganno nei confronti di Sidney, la donna sposata con Marty e madre di tre bambini, che per quattro anni era stata la sua appassionata amante.
Mentre l’Argentina dei militari piombava nel buio della sua storia, Nico e Sidney, come gran parte delle grandi famiglie borghesi di origine europea e statunitense, avevano intrecciato le loro vite cieche nascondendosi al riparo di un amore che, per i primi due anni, era stato l’orizzonte perfetto in cui si erano mossi.
Poi, era accaduto che, una mattina, Nico aveva scoperto di non amarla più. Era stato come uscire da un sogno e vedere la realtà. Una sofferenza lunga - i due secondi anni della loro relazione - fatta di sotterfugi, di cose dette e non dette.
Sidney aveva intuito qualcosa – Non ci rivedremo mai più, vero? - ma non il disinnamoramento di Nico. Quando, infine, lui le aveva detto che doveva lasciare il Paese - non aveva trovato  il coraggio di rivelarle la semplice verità - si era abbandonata  a un sentimento desolato riflesso nelle parole ” Oh God! Qué voy a hacer yo?”, ma aveva continuato a credere che ci sarebbe stato un futuro per loro. La menzogna era stata sostenuta da una fitta corrispondenza che Nico non aveva mai avuto la forza e la volontà di interrompere.
Poi Sidney era morta. Nico non aveva ricevuto che poche informazioni dagli amici di un tempo, Hernan e Malena, che non gli avevano perdonato la fuga improvvisa, il modo in cui aveva lasciato Buenos Aires e la fragile ostinata compagna.
Il ritorno nella casa di calle Edoardo Costa diventa un viaggio a ritroso nella vita, una irripetibile possibilità di ricostruire i mesi e gli anni che la donna ha vissuto senza di lui. I ricordi personali, che riaffiorano giorno dopo giorno, si legano a indizi, intuizioni, scoperte che gli permettono di ricomporre nel dolore e nel crescente  senso di colpa, i passi disperati di Sidney verso la tragedia.
Alberto Ongaro, Interno argentino.




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30 maggio 2008

A volte ritornano.


Tracy Emin, Black Cat

Indubbiamente Edgar Allan Poe non sarà mai dimenticato. Le sue storie surreali e inquietanti sono ancora oggi perle della lettaratura del mistero e dell'orrore.
Allo scrittore americano iniziatore di un genere letterario che ha avuto molti seguaci - eccellenti e modesti come è nell'ordine delle cose - Londra ha recentemente dedicato la mostra You Dig the Tunnel, I'll Hide the Soil in cui trentaquattro artisti hanno liberamente interpretato alcuni dei suoi racconti più belli.
Tra questi, mi piace ricordare Il gatto nero, permettendomi di riproporre un mio vecchio post.




permalink | inviato da nuvolediparole il 30/5/2008 alle 10:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa

19 gennaio 2006

La storia dell'amore di Nicole Krauss.


Alma Singer è una ragazzina di quindici anni. Porta il nome della protagonista del romanzo La storia dell'amore che, molto tempo prima che lei nascesse, suo padre David aveva scoperto per caso in una vecchia libreria e aveva regalato a sua madre Charlotte.
Alma non sa niente della storia raccontata nel libro, ma ben presto ne rimane coinvolta.
Leopold Gursky è un vecchio ebreo scampato alla Shoah che vive in solitudine a New York e teme di morire senza lasciare un segno di sé.
Quando era giovane, a Slonim, la cittadina che qualche volta era in Polonia e qualche volta in Russia,voleva fare lo scrittore. Inventava storie fantastiche che leggeva alla donna di cui era innamorato. Per lei aveva cominciato a scrivere un romanzo, riempìendo pagine e pagine con il suo nome, e aveva continuato a farlo anche quando la ragazza era partita per l'America, abbandonando l'Europa che stava precipitando nel baratro.
Alma Singer e Leopold Gursky sono i personaggi che danno vita a La storia dell'amore di Nicole Krauss. Non sanno nulla l'uno dell'altra, ma le loro vite che per lunghe parti del romanzo si snodano lontane sono destinate a intrecciarsi.
L'ottantenne Leopold e l'adolescente Alma sono stati toccati dalla tragedia – l'uomo ha perso tutta la sua famiglia nei campi di sterminio, e una volta arrivato a New York ha visto infrangersi l'ultima possibilità di essere felice, la ragazzina è rimasta orfana all'età di sei anni – e sanno che cosa significa lottare per sopravvivere. Sembra più facile per Alma che è poco più di una bambina e che può guardare con occhi curiosi nel suo futuro.
L'imprevidibilità del vivere fa sì che proprio grazie a quel romanzo, di cui a poco a poco anche noi lettori cominciamo a conoscere e apprezzare alcune pagine, Leopold e Alma s'incontrino in una scena finale grandiosa, comica e poetica insieme.

Nicole Krauss, La storia dell'amore.




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9 gennaio 2006

Ancora Joe Lansdale.


Ci sono Autori che ti prendono e non sai spiegare bene il perché.
Joe Lansdale è così. Scrive storie estreme, ambientate in luoghi lontani che assumono i contorni della leggenda. Il Texas orientale viene fuori dalla sua penna con tutto il groviglio di passioni devastanti che ne bruciano l'anima.
In questi ultimi due mesi ho letto tre dei suoi libri e so che continuerò a farlo sebbene alcune sue pagine siano veramente così poco gradevoli che di tanto in tanto devo appoggiare il libro e prendere una boccata d'aria.
Senz'altro il più atroce è stato Il lato oscuro dell'anima, il più intenso In fondo alla palude. Il mambo degli orsi, terzo in ordine di lettura, affronta nuovamente il tema della violenza a sfondo razzista che ancora oggi, dopo anni dall'abolizione del segregazionismo, attecchisce nelle regioni del Sud tra i bianchi incapaci di vedere al di là del colore della pelle.
Il negro è odiato, umiliato, offeso. Vive, deve vivere, ai margini fatiscenti di Grovetown, la cittadina sul limitare del Big Thicket, una delle più grosse foreste degli Stati Uniti, tutto l'opposto di quanto lo spettatore dei film televisivi pensa che sia il Texas.
Non si fa mai vedere se non al sabato per le commissioni indispensabili della settimana e, fino a quando si fa gli affari suoi, è sopportato.
Se un negro uccide un altro negro, nessuno dice niente, e la polizia non interviene, ma se quello stesso negro uccide un bianco – anche uno stupido yankie che la rogna se l'era andata a cercare – allora le cose cambiano.
Quando Florida, una giovane e bellissima donna nera di Laborde decide d'indagare sulla morte in carcere di Bobby Joe, l'assassino, l'equilibrio difficile tra le due comunità si rompe. Ben presto, Florida scompare e Leonard Pine, il nero Più furbo del Mondo, e Hap Collins, l'amico dei negri, raggiungono Grovetown sulle sue tracce.
La storia si dipana forte, intensa, sempre più forte e intensa di capitolo in capitolo. I personaggi che si dividono in buoni e cattivi, a volte in modo ingannevole, permettono di conoscere la realtà di quella terra dilaniata dall'odio, di penetrarla come carne viva.




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31 dicembre 2005

Gli ebrei hanno sei dita di Anna Colombo


Ho appena terminato di leggere Gli ebrei hanno sei dita di Anna Colombo.
Anna, nata ad Alessandria nel 1909, ha trascorso la sua lunga vita - una vita lunga un secolo - amando teneramente il figlio Rimmon, dedicandosi con passione all'insegnamento, alla causa sionista.
Ha vissuto a Genova, poi, per amore di Arthur, in Romania durante il nazismo e per molti anni sotto il comunismo, a Milano e infine in Israele.
Nel libro racconta con una prosa antica le vicende personali e familiari negli anni più tragici del Novecento: i suoi genitori, suo fratello e altri familiari sono stati vittime della ferocia di Auschwitz.
Guarda negli occhi l'infamia, la codardia, l'arroganza, la corruzione delle dittature a cui ha sempre cercato di resistere con integrità e dignità salvando la sua libertà interiore e ritrae l'Italia del secondo dopoguerra – l'Italia democristiana – cogliendone le tante contraddizioni.
Riflette sull'antisemitismo, grossolano o sottile, che da sempre serpeggia in Italia e in Europa, sia a destra sia a sinistra La sua penna colpisce con decisione, fa nomi e cognomi, non si tira indietro, ma sempre con una sorta di attenzione e di garbo.
Una buona lettura.




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12 dicembre 2005

In fondo alla palude di Joe R. Lansdale.

  

In fondo alla palude di Joe R. Lansdale è un bel romanzo che va oltre i confini del genere thriller. Racconta una storia aspra e dura che si svolge negli anni della Depressione tra uomini e donne che vivono appartati nei propri recinti sociali, economici e culturali.

Tutto accadde, ricordo, negli anni '33 e '34.

Il vecchio Harry ricorda gli avvenimenti tragici e straordinari che hanno inizio nella calda estate del '33 nel Texas orientale, una terra dilaniata dalla povertà e dalla violenza.
Harry vive con i genitori, Jacob e May Lynn, e la sorellina Tom in una casa ai margini del bosco, a qualche chilometro da Marvel Creek, non una vera e propria città, ma l'incrocio fra due strade, Main e West.
Harry ama passare le lunghe giornate estive sul fiume, tra le sue acque fresche e minacciose, a caccia di scoiattoli nel folto degli alberi. Tom lo accompagna condividendo con gioia la vita semplice, ma in fondo felice, del fratello più grande.
Una sera, tornando verso casa, s'imbattono nel cadavere orrendamente sfigurato di una donna nera e, da quel momento, la loro esistenza è sconvolta da una serie di fatti tragici e pericolosi.
In verità, la morte di una donna nera non interessa a nessuno, ma il padre di Harry, barbiere, contadino e agente della polizia locale inizia a indagare, scoprendo che la vittima era una prostituta che si vendeva per poco vicino ai binari della ferrovia. Quasi tutti pensano che l'assassino sia un forestiero sceso dal treno e ripartito subito dopo averla uccisa, ma quando, a distanza di poco tempo, vengono trovati altri due cadaveri di donne nere sconciati con la stessa crudeltà, tra i bianchi di Marvel Creek cresce la paura, gonfiata dall'odio razziale.
I bianchi accusano degli omicidi Mose, un vecchio nero, che vive in una baracca sul fiume e, in preda a una follia senza senso, si convincono che la prossima vittima sarà una donna bianca.
Jacob cerca di opporsi, di salvare Mose, ma inutilmente. La sua fine è segnata dalla ferocia di uomini e donne che lo legano, lo calpestano a sangue, lo impiccano a una quercia e lo evirano.
Su Marvel Creek e la contea sembra tornare la pace, ma ben presto, l'assassino riprende a colpire e, questa volta, proprio una donna bianca, la signora Canerton, una vedova ancora giovane e bella.






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16 novembre 2005

I racconti dell'orrore di Edgar Allan Poe.

Leggere Edgar Allan Poe ai miei 24 ragazzini è quello che mi sono ripromessa in questi giorni, pensando che alcune pagine dello scrittore americano siano indicate anche per la loro giovanissima età.

Ho proposto la storia de Il gatto nero, un racconto breve, dal meccanismo perfetto, senz’altro uno dei più belli che abbia mai letto.

Il protagonista è un uomo che ha smarrito la sua vita  e, per sopravvivere all’infelicità che lo assale, comincia a bere.

Ma l’alcool è solo un’illusione.

Di giorno in giorno, egli diviene cupo, rabbioso, insensibile ai sentimenti degli altri.

Una sera, tornando a casa, ferisce gravemente a un occhio Plutone, il gatto nero che ama teneramente e la brutalità di quel gesto orribile gli si rivela  il mattino dopo.

Si sente in colpa  e non sopporta oltre la vista di quello che ha fatto, così, malignamente, il suo amore si trasforma in odio.
Per non dover sostenere oltre lo sguardo cieco e impaurito di Plutone, decide di farla finita: uccide il gatto impiccandolo al ramo di un albero.

Ma la sua disperazione non si placa e l’uomo precipita nel baratro della violenza e della follia.

Passo dopo passo, attraverso le sue stesse parole, conosciamo lo sviluppo della vicenda.

La nostra paura diventa inquietudine, l’inquietudine si fa angoscia, ma nessuno dei miei 24 ragazzini distoglie lo sguardo.

 




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12 novembre 2005

Simon.

                           

L’uomo dalla faccia gialla è Simon, è il destino inconoscibile che ha trovato un piccolo pertugio nelle pieghe del tempo e si è manifestato nella terza fotografia istantanea della striscia di quattro: quattro foto per due sterline e 50.

Ma Simon non può saperlo, ha solo tredici anni e quando si è seduto nella cabina metallica con la luce vivida che brilla oltre le pareti di plastica voleva soltanto spendere gli ultimi soldi che la mamma gli aveva dato per quella sua breve vacanza a York in compagnia degli zii Peter e Anne.

Quel volto giallo, quella pelle che ricade intorno al collo e al mento come un sacchetto di carta raggrinzito, quegli occhi azzurri infossati, quella fronte grinzosa ricoperta da capelli grigi e flosci gli mettono i brividi, ma non hanno una spiegazione.

Forse, la macchina delle foto istantanee è rotta e gli ha restituito l’immagine della faccia di un altro.

Forse.

Ma perché la terza della striscia e non la prima?

Sul primo binario della vecchia stazione di York è in arrivo il treno che lo riporterà a Londra e lo zio Peter è già pronto con i bagagli. Non c’è tempo da perdere e, sebbene ora Simon sia inquieto perché in qualche modo sente che è in pericolo - che quella faccia gialla non è uno stupido errore – gli zii lo costringono a salire: i posti sono prenotati e la mamma li aspetta al loro arrivo.

Così Simon va tragicamente incontro al suo destino, proprio su quel treno, a quel se stesso che rompendo il percorso lineare del tempo gli si è presentato, senza svelarsi veramente, in una foto fatta per caso.

Anthony Horowitz, L'uomo dalla faccia gialla




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11 novembre 2005

White Russian di Davide Bacchilega e la piccola editoria.

Ghiaccio.
( Devo essere ghiaccio).
Entrare in un locale chic come un qualsiasi avventore, ma non avere come scopo quello di mangiar caviale.
( Il ristorante è affollato stasera).
Nascondere un kalashnikov AK - 47 sotto un lungo cappotto nero…

Così inizia il romanzo White Russian di Davide Bacchilega che ha vinto la seconda edizione del Premio Letterario Città di Sassuolo.

Un incipit diretto che rivela e nasconde, una prosa secca che penetra come un punteruolo.

Poche pagine dopo, una descrizione minuziosa dell'accurata preparazione del white russian, il cocktail perfetto che beve il grande Lebowski nel film Il grande Lebowski, tanto per intenderci.

E poi la storia si dipana in un noir  che mi piace segnalare.

Davide Bacchilega è un giovane Autore che, nella sua giacca spiegazzata e nelle sue scarpe da ginnastica, sembra ancora un ragazzino.

White Russian è il suo primo romanzo ed è pubblicato da una piccola casa editrice di Sassuolo – INCONTRI EDITRICE -  che da alcuni anni con bravura e intelligenza  e con qualche immancabile difficoltà cerca di liberare il sogno di chi ama la scrittura.




permalink | inviato da il 11/11/2005 alle 15:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
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