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12 ottobre 2006

Cercarsi dentro.



Questi due giovani sorridenti sono i miei genitori.
La foto un po' sfocata non nasconde la loro bellezza d'altri tempi. Io li ricordo più anziani, quando le vicende della vita li avevano in parte segnati. Non so dire a chi assomigli di più. Per anni ho creduto di aver poco di tutte e due, ma forse, mi sentivo più vicina a mio padre. Quando ero bambina l'ho amato molto privilegiando il suo affetto a quello di mia madre. Ed è stato così a lungo, poi qualcosa è cambiato. La sua morte improvvisa mentre io ero lontana ha in qualche modo reso arido questo sentimento. Per non soffrire. Allora c'è stata mia madre, con il suo carattere spigoloso, non sempre facile da accettare, che aveva bisogno di me. Quando è insorta la sua malattia lunga e penosa abbiamo intrapreso un drammatico viaggio di riconoscimento e ora è lei il ricordo più dolce nel profondo del mio cuore. Mio padre è morto nel 1985, mia madre dieci anni fa, a Ottobre.




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14 ottobre 2005

Verità e intelligenza.

La verità sfugge all’intelligenza dell’uomo, si nasconde, si camuffa. Allora che fare? Serve affannarsi a cercarla o è meglio attendere che si riveli nel tempo?

Martha von Bulow,sul letto d’agonia, se lo chiede.

La voracità con la quale consumiamo le cose del mondo ci spinge a seguire la prima via come se la verità fosse qualcosa di effimero. Ma  questa via che percorriamo sicuri di noi nasconde a ogni svolta intralci e trabocchetti tra i quali ci perdiamo.

Raggiungiamo la verità per poi scoprire che non è così limpida come l’avevamo immaginata. La troviamo guasta almeno in una sua parte e allora riprendiamo il cammino puntando gli occhi sul nuovo miraggio che luccica sull’orizzonte lontano. Senza un attimo di riposo, ci lanciamo alla sua rincorsa e così ancora chissà per quanti altri vani tentativi. Una procedura per prova ed errore che non ha sbocco e ci conduce in un vicolo cieco.

In sé è giusto cercare sempre la verità, non dimenticare mai che siamo nati per questo.

-         Fatti non foste a viver come bruti,

       ma per seguire virtute e canoscenza –


così incita i suoi uomini l’Ulisse dantesco.


E’ giusto cadere e rialzarsi, magari per poi ricadere di nuovo, ma questo faticoso modo di procedere non deve essere fino a se stesso e non deve esaurirsi in una fredda apparenza.

Forse, qualche volta è meglio fermarsi, fare sì che l’intelligenza si ripieghi su se stessa e ritrovi la sua forza smarrita.
Per riprendere il cammino.




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7 ottobre 2005

A chi spetta il potere?

Sulla base di quale autorità un uomo può comandare, imporre ad altri la propria volontà?

E’ stato questo l’argomento che ho affrontato questa mattina con i miei ragazzini.

Il potere nasce dal basso o proviene dall’alto?

Questione fondamentale nell’ambito delle vicende medievali.
La risposta teocratica, che vede nel potere del papa il potere dominante a cui anche l’imperatore deve sottomettersi, si afferma tra il V e il XIII secolo, poi entra lentamente in crisi.

Una delle voci di questa svolta di pensiero è quella di Marsilio da Padova, le cui parole hanno un suono di forte verità anche oggi.

Non vi è alcuna prova che Dio voglia anche un potere sulla Terra. Lo Stato è un tutto unico e non deve dipendere da un’altra autorità, sia essa pure la Chiesa di Dio […] Chi appartiene allo Stato è il cittadino e non importa nulla che quel cittadino sia o non sia cristiano e credente, perché ai cittadini non spetta di occuparsi dell’aldilà, ma delle proprie faccende terrene.

 

da  Il difensore della pace,  Marsilio da Padova.




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11 agosto 2005

Sogni e cultura.

Sul Corriere della Sera di oggi, è apparso un bellissimo articolo di Hanif  Kureishi dal titolo I fanatici non si battono con festival e film esotici.

Lo scrittore, di padre pakistano e madre inglese, racconta la vita dei giovani musulmani inglesi, integralisti e intolleranti, che a differenza dei genitori, rifiutano di venire a patti con la Gran Bretagna.

Mi è anche capitato di essere invitato nelle case di giovani fondamentalisti. Uno di questi aveva origini simili alle mie: madre inglese, padre musulmano, cresciuto in una periferia tranquilla. Era sposato con una ragazza dello Yemen che non parlava inglese la quale, per servire il tè, entrava nella stanza camminando all’indietro e con la schiena curva per rispetto verso gli uomini. Gli uomini parlavano di partire per corsi di formazione da qualche parte, ma sembravano così docili ed educati che non avrei mai pensato che potessero uccidere qualcuno.

Quello che mi ha colpito di più nel suo scritto riguarda la negazione del dubbio e della possibilità di ogni discussione: tutta la Verità, per quei giovani musulmani, è rivelata nel Corano e al di là del Corano non c’è niente.

Ma questo, argomenta Kureishi, impedisce al pensiero, alla cultura di vivere e di arricchirsi nel reciproco incontro, e anche scontro, delle idee. Idee che sgorgano dai cuori  di uomini e donne; idee che trovano alimento nella gioia, nella sofferenza, nel desiderio, nel piacere, nella passione e che rendono l’esistenza possibile.

 
…l’intero carnevale della cultura nasce dal desiderio umano. Storie, sogni, poesie, disegni ci permettono di vivere un’esperienza estraniata di noi stessi. Sono anche il luogo in cui pensiamo a come dovremmo vivere.

 

Come non essere d’accordo?




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9 agosto 2005

Danubio significa speranza?

Nelle prime pagine del suo libro, Claudio Magris, alla ricerca delle sorgenti del Danubio, misteriose e incerte, si sofferma sulla realtà che questo fiume ha assunto nel corso dei secoli.

Il Danubio è l’esistenza molteplice che si dipana di popolo in popolo.

E’ il fiume di Vienna, di Bratislava, di Budapest, di Belgrado, della Dacia, il nastro che attraversa e stringe l’Austria asburgica…

L’impero asburgico in cui si parlano undici lingue diverse, in cui s’incrociano le culture tedesca . magiara- slava – romanza - ebraica – fondamentale la presenza ebraica – si contrappone alla realtà dello Stato Tedesco – il Reich che s’impone alle nazioni - che trova la sua incarnazione nel Reno.

Da sempre il Reno e il Danubio, così vicini nelle loro origini geografiche, ma così lontani nei percorsi che intraprendono e nei destini che tratteggiano, si fronteggiano e si sfidano.

E’ il Danubio che istintivamente mi attrae anche in questi tempi difficili e bui che ci impediscono di vedere l’orizzonte e la speranza è che quel nastro sappia resistere alla bufera. La speranza, nonostante tutto.

Un affettuoso saluto a tutti coloro che passano di qui. Leggo tutti i commenti con attenzione, ma, in questi giorni di lontananza dal blog, non posso rispondere come vorrei. Un abbraccio.




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5 agosto 2005

Danubio e Impero.

Il Danubio è un fiume austriaco e austriaca è la sfiducia nella storia, che risolve le contraddizioni eliminandole, nella sintesi che supera e annulla i termini in gioco, nel futuro che avvicina la morte. Forse oggi la vecchia Austria ci appare spesso una patria congeniale perché era la patria di uomini i quali dubitavano che il loro mondo potesse avere un futuro e non volevano risolvere le contraddizioni del vecchio impero bensì differire la loro soluzione, in quanto si rendevano conto che ogni soluzione avrebbe comportato la distruzione di alcuni elementi essenziali all’eterogeneità dell’impero e dunque la fine dell’impero stesso.

 

Claudio Magris,  Danubio

 




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4 agosto 2005

Margini.

Nel bosco, tra San Candido e Dobbiaco in Alta Pusteria, nasce la Drava. 
La
ripida sorgente si fa ruscello chiassoso, poi torrente e fiume; raggiunge il confine, attraversa la Carinzia, la Slovenia e la Croazia, gettandosi infine nel Danubio.

L’acqua cristallina, che sta scorrendo ai miei piedi, che raccolgo nelle mie mani a coppa, che bevo per dissetarmi, ha un destino lontano, il Mar Nero, che incontrerà dopo aver conosciuto paesi, popoli, lingue, religioni, culture antiche.

Un percorso che cerca somiglianze tra uomini divisi dalle vicende della storia. Spesso, nemici.

In questo legame di differenze sta il mistero di ogni fiume, e la Drava, che tra non molto scioglierà le sue acque in quelle del magnifico Danubio, sembra sussurrarlo incessantemente in questa splendida giornata di sole.

Non è possibile bagnarsi due volte nello stesso fiume, afferma Eraclito; l’identità individuale e di popolo è una conquista difficile e contrastata e, a volte, ai margini, si sfilaccia, lasciando filtrare qualcosa di diverso.

Allora s’insinua la paura, si lascia la strada per nascondersi, si fugge voltando le spalle…ma il fiume va avanti imperterrito, non arretra, affronta il presente e accoglie il suo futuro, portando con sé le tracce del passato.

 




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23 luglio 2005

Una semplice verità.















        

 Se la scelta è tra Richmond e la morte, allora scelgo la morte.


Virginia Woolf a suo marito Leonard, in una scena del film The hours.


Parole tragiche, ma che ci appaiono nella loro piena verità se riusciamo a comprenderne il senso: non si può vivere come se fossimo già morti.

La vita non va sprecata, ma affrontata a viso aperto con coraggio e determinazione in ogni momento, perché il tempo non ha un andamento circolare, il passato non torna mai uguale a se stesso. E forse, non ci verrà data un’altra possibilità.

Mi piace rubare le riflessioni di Stefania a uno scritto di a., ringraziandoli.

 
 

Lei è davvero convinto che mare e tempo si equivalgano? Che il tempo abbia una risacca? Che nel suo moto restituisca?  Il tempo non riporta, credo non lo faccia mai. E se lo fa, restituisce tutt'altro, mai ciò che si è portato via.

 

 




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21 luglio 2005

Aprendo una vecchia agenda...The Hours.



Amo prendere appunti su tutto ciò che mi piace. Poi, per mesi e mesi, addirittura anni,  li dimentico. Succede così per tutto: un viaggio, una mostra, un libro, un film.

Qualche giorno fa, dallo scaffale più polveroso della libreria, quello che evidentemente non pulivo da un bel po’,  sbuca fuori un’agenda rossa del 2002/ 2003 scritta con la mia illeggibile grafia.

L’apro e la sfoglio con curiosità perché, devo confessare a me stessa, non ricordo niente di quello che ho scritto. Mi soffermo su un giorno di marzo dove ci sono alcune riflessioni sul film The hours di Stephen Daldry.

Le riporto così come le ho scritte, di getto, ma non so se oggi sarebbero le stesse.

Splendido il film, splendide le tre attrici. Irriconoscibile sotto il trucco Nicole Kidman. Ho fatto fatica a immaginare che sotto quel naso che le distorceva il volto ci fosse proprio lei, l’algida Nicole. Ma tutta la sua figura appariva deformata dallo spasimo di essere Virginia Woolf.

Dimenticarsi dell’attrice e vedere, ascoltare solo il personaggio che si muove sulla scena è straordinario. Di fronte a questa capacità di dissolversi, forse, non è possibile per la Streep e la Moore, competere, ma mi sono sembrate molto brave anche loro.

La storia, che per lunghi tratti rievoca la vita di Virginia Woolf, si svolge contemporaneamente negli anni 1951 e 2001 e intreccia l’esperienza di due donne, Laura e Clarissa, che s’incontrano quando Richard, figlio dell’una e amico dell’altra, si uccide.

Virginia Woolf e il suo libro, La signora Dalloway, sono il legame sottile ma tenace che unisce le loro vite travolte dall’incapacità di sopportare il dipanarsi quotidiano delle ore.

Come Virginia che si annega nelle acque del fiume Ouse  dopo aver a lungo combattuto con i suoi demoni, le due donne arretrano di fronte all’avanzare della vita.

La madre abbandona Richard quando è ancora un bambino, segnandone tragicamente il destino; Clarissa ne diventa l’amante per una breve estate, poi, sceglie di avere una figlia a cui non fa conoscere il padre e di trascorrere la sua vita con una donna. Continua ad occuparsi di Richard gravemente ammalato fino al momento in cui l’uomo si getta dalla finestra, ponendo fine alla sua sofferenza.

Richard non è mai riuscito a staccarsi dalla madre, dal ricordo della madre che l’ha lasciato, da quel gesto di rifiuto. E’ cresciuto vivendo una vita randagia, a malapena sfiorando la possibile felicità. Infine, ha cercato di dar voce o  di soffocare il  passato, scrivendo.

Nel suo romanzo, la madre muore, non scompare volontariamente lasciandolo con il padre e la sorellina appena nata.
La morte è meno dolorosa dell’abbandono che ha subito, può rimettere in qualche modo le cose a posto.
Ma non è così, poiché niente può essere come prima.

Il bambino si è fatto adulto, ma porta ancora nel cuore il desiderio struggente della madre, il sogno di non averla mai persa.




permalink | inviato da il 21/7/2005 alle 17:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa

18 luglio 2005


Il piccolo cimitero di Mammiano, dove sono sepolti anche i miei genitori, è sdraiato sul fianco della collina.

Volge lo sguardo al paese e, in nessun altro luogo che conosco, la distanza tra i vivi e i morti è così breve.

Ogni volta che si levano gli occhi, il muro di pietre e il cancello circondati dai cipressi si stagliano nitidi e, al di là,  nei giorni limpidi come questi, s’intravedono le tombe.

Le più antiche stanno scomparendo e le pietre grigie con gli epitaffi incisi sono sostituite da quelle in marmo con le lettere in rilievo.

Ogni volta che vi faccio ritorno per un breve saluto, porto un fiore, sussurro una preghiera; quasi subito mi assale un sentimento indefinito che si mescola a una dolce malinconia.

Non è tristezza, ma nostalgia di quei volti che richiamano un tempo perduto.

Sorrisi strappati alla morte, occhi intensi, visi di uomini, di donne, anziani, giovani, anche qualche bambino; sono lì sotto quei cumuli di terra curati con amore e, per  l’illusione di un momento, ho la possibilità di toccarli.

Allungo la mano, li sfioro…Non ho memoria di tutti, ma molti di loro li ho conosciuti fin da quando ero bambina.

I ricordi s’affacciano incorenti l’uno dopo l’altro; oggi non è più oggi e le voci, mute per sempre, riprendono a parlare tutte insieme, ma io non riesco a sentire quello che raccontano.

E’ uno strano incantesimo che si scioglie in un pianto sommesso.




permalink | inviato da il 18/7/2005 alle 17:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa
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