.
Annunci online

 
nuvolediparole 
incontri in libertà
<%if foto<>"0" then%>
Torna alla home page di questo Blog
 
  Ultime cose
Il mio profilo
  Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom
  Giulia
squilibri
nuvolebarocche
Milano Valencia. Andata e Ritorno.
fulmini e saette
malainformazione
apocal
Luca Martini
van
watergate
clelia
stefania
esperimento
liberaliperIsraele
barbara
ilsignoredeglianelli
harry
fort
herakleitos
brucaliffo
carlomenegante
panther
stilgar
fuoridalghetto
a.
*VicL*
ilmestierediscrivere
travel
currenti calamo
matilde
...mangino brioches...

Daniele
luxuslinguae
Incipit di Giorgio Levi
ex 2twins
iranian
sharon
Camillo
italianblogsforfreedom
blog sull'ebraismo
insegnareascrivere
arsenicosplinder
nonsoloproust
Israele
trentanni
Informazione corretta
Egypt
lager
Carlo Panella
oz oz
fuoridalghetto
Tblog
debka file
The New York Times
tonibaruch
jericho
L'albero di Anna Frank
emiliaparanoica
deborahfait
diogene
sbloggata
ecarta
Bacco
ombralunare
ape
cambiareasinistra
devor
  cerca

Starbooks





Sto leggendo:
   
" Doppio nodo "

di J. C. Oates
    

 



 

 

 

 

















 

 
   
DIZIONARIO di ITALIANO
cerca:  
   


 

Diario | Libri | Citazioni | Cinema | Appunti | Freudiana | Percorsi di pensiero | Judaica | Racconti. |
 
Diario
1visite.

31 ottobre 2004

Donne. Antigone

                                                


Antigone ed Ismene sono sole. Sorelle, figlie di Edipo. Hanno appena perso Eteocle e Polinice, i loro fratelli caduti in guerra. Eteocle a difesa di Tebe, Polinice sul fronte opposto.

Ora, Creonte, re della città, ha ordinato che Eteocle venga sepolto, mentre il corpo di Polinice, il traditore, dovrà restare fuori dalle mura, indegno di qualsiasi pietà.

Ma Antigone si ribella, non accetta che del fratello venga fatto strazio, non vuole che i suoi occhi siano il pasto dei corvi. Vuole dare una giusta sepoltura al cadavere del fratello - versare latte e miele sul suo corpo e ricoprirlo con un manto di terra - ed è pronta a sfidare il re.  Si oppone all’ordine e chiede alla sorella Ismene di aiutarla, ma questa non ha il suo coraggio.

Quando Creonte scopre che Antigone ha disubbidito al suo volere di re, la condanna a vivere nel buio di una caverna fuori delle mura di Tebe.

Antigone confessa: Io sono responsabile. Non negherò, non voglio e non cerca di difendersi. Non ha rispettato l’ordine di Creonte perché è  fedele a una legge più grande: quella  della pietà, dell’amore verso gli uomini. Antigone esiste per amare non per odiare.

“Ah sì. Quest'ordine non l'ha gridato Zeus, a me; né fu Diritto, che divide con gli dèi l'abisso, ordinatore di norme come quelle, per il mondo. Ero convinta: gli ordini che tu gridi non hanno tanto nerbo da far violare a chi ha morte in sé regole sovrumane, non mai scritte, senza cedimenti. Regole non d'un'ora, non d'un giorno fa. Hanno vita misteriosamente eterna. Nessuno sa radice della loro luce. E in nome d'esse non volevo colpe, io, nel tribunale degli dèi, intimidita da ragioni umane. Il mio futuro è morte, lo sapevo, è naturale: anche se tu non proclamavi nulla. Se prima del mio giorno morirò, è mio interesse, dico: uno che vive come me, tanto in basso, e soffre, non ha interesse nella fine? E così tocca a me: fortuna, di quest'ora di morte, non dolore. Lasciassi senza fossa, per obbligo, la salma, quel frutto di mia madre spento, quello era dolore: ma il mio presente caso, ah no, non m'addolora. Logica idiota, penserai. Chissà. Forse è l'accusa d'idiozia idiota.”

La sua sorte è segnata e neppure l’appassionato intervento di Emone, figlio di Creonte e suo promesso sposo, può salvarla.

Quando Tiresia, l’indovino cieco, induce il re di Tebe a comprendere il suo sbaglio, tutto è ormai compiuto. Antigone si è uccisa, Emone non ha saputo resistere al dolore e l’ha seguita nella morte.

Creonte cade sotto i colpi avversi della sua stupida cecità, della sua arroganza di re. Inutile il suo pianto quando anche Euridice, sua moglie, sceglie di uccidersi.


 Il Coro scandisce la tragedia e indica la via.


Ragionevolezza è base, base prima
di buona vita. È obbligo evitare
sacrilegio. Altera lingua
di sfrontati paga prezzo
d'altissima rovina. Poi riconosce
nell'età vecchia - la ragione.


 




permalink | inviato da il 31/10/2004 alle 19:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa

31 ottobre 2004

Immagini.

                                                       

Questa è la Pieve Santa Maria di Loppia. Si trova tra Fornaci e Barga e risale al X secolo.

Qui sotto Barga, accovacciata ai piedi del Duomo e stretta nella cinta muraria.

                                                               

In ultimo, la cittadina immersa nello scenario della media valle del Serchio, con le Alpi Apuane di fronte e gli Appennini alle spalle.




permalink | inviato da il 31/10/2004 alle 16:9 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

31 ottobre 2004

Ricordi di Ottobre.

Un pomeriggio di fine Ottobre. In bilico, ai margini della pioggia. L’aria è ancora dolce e invita ad andare. Ma non si può. Trascorrerò in casa questi ultimi giorni del mese che più di tutti gli altri mi assomiglia.

Ottobre è la contemplazione della bellezza della Natura che si concede nei suoi smaglianti colori rosso e giallo; è il richiamo a una vita fatta di piccole cose, preziose e troppo spesso dimenticate. E’ fatto di ricordi lontani che resistono tenacemente nella trama della memoria.
Il ritorno da scuola, la passeggiata nel viale sotto il sole ancora tiepido, nei giorni più belli l’ascesa a Loppia e di lì, se i compiti non erano troppi, fino a Barga per i sentieri tra i campi. Un mondo incantato dove il suono delle nostre voci, eravamo sempre in tre o quattro inseparabili amiche, si perdeva nel silenzio del pomeriggio dorato. Camminando, chiacchieravamo a non finire, come se non ci vedessimo da giorni o da mesi. Chiacchiere spensierate, ma anche segreti rivelati, consigli chiesti e dati, risate fitte e qualche lacrima. A volte, improvvisamente, si metteva  a piovere e allora correvamo al più vicino riparo, un capanno o un lavatoio in pietra, quasi del tutto abbandonato.

Il pendio era ripido anche per le nostre gambe di ragazze e il respiro si faceva affannato, ma una volta giunte a Barga, non rinunciavamo a salire fino al Duomo. Attraversavamo Porta Reale e, ormai dentro le mura, proseguivamo su per la stretta Via del Pretorio. Case antiche che  ai piani più alti sembravano toccarsi, stradine laterali buie e misteriose e poi le piazze che si aprivano alla luce. Ancora una scalinata ed eravamo arrivate. Il Duomo si stagliava nella sua magnificenza e da lì lo sguardo vagava sulle Alpi Apuane, immense all’orizzonte. Non lontano, ai piedi del colle, si stendeva il borgo di Castelvecchio. Tra lo stormire del vento in quell’aria ottobrina, sotto il campanile de L’ora di Barga, si realizzava qualcosa di magico: per un lungo momento tacevano le nostre voci squillanti, si spegnevano le  risate contagiose e cessavano le  chiacchiere infinite.




Quando l’incantesimo si rompeva, riprendevamo da dove avevamo lasciato e lentamente tornavamo a valle. Se la sera incombeva, c’era il pullman, ma che bello tornare a piedi, magari correndo per non fare troppo tardi. <




permalink | inviato da il 31/10/2004 alle 0:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa

29 ottobre 2004

Sirene.

Leggere, leggere, leggere. In questo giorni di assoluto riposo, mi sto dedicando ancora di più alla lettura e poiché sono un’insegnante di Italiano non posso non dare un’occhiata alla narrativa per ragazzi.

Mi piace molto l’iniziativa della Einaudi Ragazzi che nella collana Sirene racconta la vita di donne straordinarie. Sono libricini semplici, proprio perché indirizzati a un pubblico di giovani lettori, ma ben scritti e curati nella documentazione delle fonti.

Ho appena iniziato a leggere quello dedicato a Peggy Guggenheim (Un’ereditiera ribelle. Vita e avventure di Peggy Guggeneheim di Sabina Colloredo con illustrazioni di Alessandra Cimatoribus) prima bambina, poi adolescente e infine donna che attraversa l’Europa nazista per salvare le opere d’arte che rischiano di essere sepolte dalla cenere della barbarie.

Poi passerò alle protagoniste della tragedia greca, ad Antigone, Arianna, Clitemnestra e alle altre che fanno parte di Signore e signorine. Corale greca di Beatrice Masini con illustrazioni di Octavia Monaco.

La collana Sirene comprende già una decina di titoli e, a mio parere, svolge brillantemente il compito di invitare alla lettura i ragazzini, anche se in questo caso forse più le ragazzine, pigri e svogliati.




permalink | inviato da il 29/10/2004 alle 10:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa

28 ottobre 2004

Convalescenza.

Dopo l’intervento chirurgico di Martedì, sono in convalescenza. Riposo assoluto per qualche giorno. Trascino la mia pancia tagliuzzata e costretta da un bendaggio a più strati dal letto alla poltrona. Cammino ingobbita come una vecchierella canuta e stanca e nel riflesso dello specchio assomiglio alla Befana dei miei anni d’infanzia. In due parole, uno strazio.

Questo è un fugace blitz per non perdere i contatti con il mondo blog. Darò un’occhiata anche a Casa Canocchio di cui, sono sicura, mi sono persa le cose più simpatiche.

Nella borsa della scuola ci sono due pacchi freschi freschi di compiti da correggere, ma penso che aspetteranno.

Mi faccio compagnia leggendo Bukowski che mi appare sempre più grande nella sua semplicità.

Ciao a tutti!




permalink | inviato da il 28/10/2004 alle 12:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (17) | Versione per la stampa

25 ottobre 2004

Lo scrittore fantasma di Philip Roth.



Nathan Zuckerman è un giovanissimo scrittore ebreo che, da quando in un suo racconto ha svelato una non limpida storia di famiglia, vive un difficile rapporto con il padre immigrato in America dall’Europa. Il tema dell’emigrazione e della non accettazione degli ebrei che contamina una parte della società statunitense è alla base dell’opera di Roth ed è presente anche nel romanzo Lo scrittore scomparso.


La trama intreccia tre storie che ruotano attorno a Nathan e a suo padre, allo "scrittore scomparso" E.I Lonoff e a Amy Bellette.

Da anni, l’ebreo Lonoff, che ha sposato una ricca ereditiera del New England, vive in una località sperduta del Berkshire e rifiuta ogni contatto con la comunità letteraria americana. Divide la casa di campagna con la moglie Hope e, da quando i figli ormai grandi se ne sono andati, con una giovane donna, Amy Bellette.

Amy è un personaggio bizzarro che affascina Nathan. Non è bella, notai che quella testa affascinante era stata concepita su una scala assai più grande e ambiziosa del tronco, ma ha qualcosa che attrae l’attenzione, era soprattutto la drammaticità di quella faccia, combinata con la dolcezza e l’intelligenza dei suoi occhini chiari, a rendere tutti gli altri attributi fisici ( esclusi i folti capelli ricci) sfocati e incoerenti.

Amy sembra avere una relazione con Lonoff e Nathan scopre qualcosa di straordinario. La ragazza che ha ventisette anni dice di essere Anne Frank. Non è scomparsa nella notte dello sterminio e, dopo molte peripezie, è approdata in America. Ora vive nell’angoscia, divisa tra il desiderio di rivelare al padre Otto Frank la splendida verità e il tormento che è ormai troppo darti per farlo.
Per tutti, Anne è la ragazzina vittima dell’ atrocità nazista, ma soprattutto è il simbolo degli ebrei perseguitati. Così dice di se stessa: Ero l’incarnazione dei milioni di anni non vissuti rubati agli ebrei trucidati. Era ormai troppo tardi per essere vivi. Ero una santa.

La condizione di Amy è quella di tutti gli ebrei del passato e del presente che lottano per il proprio diritto a esistere affrontando i pregiudizi ciechi dell’antisemitismo che in forme più o meno tragiche ammorba la mente e il cuore degli uomini.

E’ la stessa condizione del padre di Nathan: è adirato con il figlio perché ha rivelato una verità scomoda che sarà male interpretata e  stupidamente ritorta contro tutti gli ebrei americani, Nathan, il tuo racconto, per quanto riguarda i gentili, è su una cosa e una cosa sola. Ascoltami, prima di andare. E’ sui giudei. Sui giudei e sulla loro sete di denaro. Ecco tutto ciò che ci vedranno i nostri buoni amici cristiani, te lo garantisco…..

Amy e il padre di Nathan sono prigionieri dell’odio che per secoli ha perseguitato il loro popolo disperso e respingono la verità che potrebbe rigettarli indietro in quel passato atroce che vogliono dimenticare.




permalink | inviato da il 25/10/2004 alle 22:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa

24 ottobre 2004

24 Ottobre 1996/2004.

            

 

                                 A MIA MADRE CHE AMAVA I FIORI.




permalink | inviato da il 24/10/2004 alle 19:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa

23 ottobre 2004

Un romanzo non scritto di Virginia Woolf.

 

 

 

 

  An Unwritten Novel, uno dei primi racconti scritti da

                           Virginia Woolf.

 

 

 

 

 

 

 

 

Nello scompartimento del treno che sferraglia attraverso il Surrey ci sono quattro uomini e una donna. Ed è quest’ultima che attrae l’attenzione della sesta persona, anche lei una donna, che si cela dietro le pagine aperte del Times.

Ha un volto insignificante, ma l’espressione che lo anima accenna a un segreto. La donna ha un’esperienza di vita che la fa soffrire, ma che il mondo non vuole conoscere.

Il dolore va tenuto per sé.

Fortunatamente i fogli del giornale fanno da scudo e poi la presenza dei quattro uomini è una valida difesa contro quegli occhi che sembrano voler raccontare.

Ma, ahimé, alla stazione di Three Bridges anche l’ultimo uomo scende e le due donne sono sole nello scompartimento.

Allora la donna dal volto insignificante prende a parlare di fratelli, di cognate, di Eastbourne, ma poi si ferma apparentemente distratta dalla visione di una mucca nel prato e dalla necessità di pulire con il guanto una macchiolina sul vetro.

Stranamente anche l’altra donna gratta con il guanto una macchiolina sulla sua parte di vetro e ripete il gesto inconsulto della prima, uno scatto del braccio a grattarsi in mezzo alla schiena.

Poche parole dette, due gesti, un’espressione di dolore sono il legame che le unisce e che dà il via alla narrazione di quel romanzo non scritto a cui fa riferimento il titolo.

Un racconto di Virginia Woolf che è una riflessione sull’arte del narrare. 

Nella donna che si cela dietro le pagine del Times ritroviamo la stessa Woolf con la sua straordinaria capacità di immaginare la storia o le storie che affiorano in superficie attraverso l’espressione di sofferenza della donna dal volto insignificante a cui è dato il nome fittizio di Mary Marsh.

Le due donne non sanno niente l’una dell’altra, ma basta poco, solo un’espressione di dolore, per imbastire un abbozzo di vita. Che poi corrisponda o non corrisponda alla realtà, non ha molta importanza.

La scrittura che [ri]crea la realtà, che ha la capacità di costruire mondi dalle diverse possibilità è il motivo che si dipana in Un romanzo non scritto.




permalink | inviato da il 23/10/2004 alle 20:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa

22 ottobre 2004

Freudiana [4]

 

Firenze, Piazzale Donatello, molti anni fa. Sono una bambina di undici, dodici anni che ama giocare all’aperto, ma la città non offre luoghi adatti. Da alcuni giorni sono ospite di una zia materna che ha i figli già  grandi, adolescenti che non perdono il loro  tempo con me. Mi annoio  e allora chiedo di poter scendere davanti casa, a girare in bicicletta sull’ampio marciapiede. Dopo tante domande e tanti no, il permesso mi viene accordato con le solite raccomandazioni.

Il traffico è intenso, le auto sopraggiungono dai Viali e percorrono il Piazzale, svoltando in Borgo Pinti o superando il Cimitero degli Inglesi che è chiuso dietro le cancellate di ferro. Mi ha sempre attratto, così raccolto, così privato con  le sue tombe che conservano corpi stranieri, di cittadini inglesi che hanno scelto Firenze prima e dopo la morte.

Devo dire che anche nell’età adulta, il richiamo di un cimitero sconosciuto è sempre forte. Specialmente di quelli che si affacciano improvvisi nel centro della città estere o che circondano una chiesetta. Passeggio tra le tombe, leggo le epigrafi e, se c’è qualche foto, cerco di immaginare la vita di quell’uomo o di quella donna che mi guardano con occhi allegri e spensierati o già tristi e pensierosi.

Ma torniamo alla bambina di allora.

Dopo qualche giro sul marciapiede ghiaioso, mi travolge la curiosità di andare a sbirciare al di là di quell’inferriata. Con la bici a mano, attraverso la strada facendo attenzione alle auto che schizzano veloci e non rispettano le strisce pedonali. Ora sono sulla rotonda che accoglie il cimitero e raggiungo il cancello che naturalmente è chiuso. Abbandono per terra la bicicletta e mi arrampico sul muro per vedere meglio. Le tombe sono di diversa fattura, alcune appaiono semplici altre più imponenti e maestose. Ma non riesco a scorgere granché. Cammino sul muro tondo tondo, cercando di strappare qualcosa a quelle iscrizioni in una lingua che non conosco bene. Lì, tra i sepolcri e i cipressi si aggirano alcuni gatti, signori di quel luogo di silenzio.

Voglio attirare l’attenzione del rosso e comincio il richiamo consueto con le labbra strette protese e la lingua tra i denti, ma quello, dopo uno sguardo indifferente, se ne va con la coda ritta e scompare. Già stufa, scendo dal muretto e torno sui miei passi verso la bici. Ma non è più lì per terra dove l’ho lasciata, bensì tra le mani di un signore che mi guarda con occhi grandi e acquosi  che non mi piacciono. Non mi piace il suo sguardo e non mi piace la sua voce quando mi parla. Mi chiede come mi chiamo, quanti anni ho, se mi sono persa, mi dice di non avere paura, che ora mi accompagnerà a casa………

Persa? Paura?  Non mi sono persa e non ho paura, almeno fino ad ora. Sono appena poco più che bambina, ma capisco che di quell’uomo non mi devo fidare. Dovrei attraversare la strada il più in fretta possibile e sparire nel portone di casa, però ha la mia bicicletta e, se torno senza, chi la sente la zia! Con il cuore che mi batte forte in petto, mi avvicino un po’, allungo la mano verso la bici, ma è un gesto stupido perché lui me la attanaglia con la destra. Prima che possa urlare, lascia cadere la bicicletta e mi tappa la bocca con la sinistra. Comincio a scalciare, ma  non riesco a colpirlo. Mentre mi sussurra parole che non comprendo, ma che accrescono il mio terrore, cerca di portarmi verso una piccola e anonima vettura parcheggiata lì sulla curva. So che cosa mi sta per capitare, tante volte la mamma mi ha raccomandato di non andare con gli sconosciuti e allora, con un’insospettabile forza, gli mordo la mano che mi copre ancora la bocca. Non è un morso doloroso, ma l’uomo lascia per un momento la presa e io ne approfitto. Scappo, mulinando le gambe freneticamente, ma non riesco a muovermi. Tra le ombre del sogno, mi vedo: sto arrancando in una sequenza infinita di movimenti inutili nella loro fissità. Continuo a correre a perdifiato, ma sono sempre lì, quasi immobile, mentre l’uomo è dietro che avanza, sento i suoi passi e un certo respiro rantoloso.

Improvvisamente, l’incantesimo si rompe, la mia corsa non è più incatenata e finalmente raggiungo il bordo del marciapiede…. Alla cieca, mi getto attraverso la strada…….

In lontananza, un eco nella mente, il suono lamentoso di una sirena e un bagliore rosso.




permalink | inviato da il 22/10/2004 alle 19:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa

21 ottobre 2004

Le fiabe di Guido Gozzano.

Guido Gozzano fu uno straordinario autore di fiabe.
Tutti noi lo conosciamo come poeta crepuscolare e ricordiamo bene i versi de L’amica di nonna Speranza o quelli de La signorina Felicita ovvero la felicità, ma forse non sappiamo che fu anche scrittore di reportages di viaggio, di sceneggiature e, appunto, di fiabe.

Pubblicate tra il 1909 e il 1914 sul Corriere dei Piccoli e su Adolescenza sono tesori di fantasia.

Le sto rileggendo lentamente per proporle ai miei ragazzini di prima media nella convinzione che sapranno apprezzarle.

Gozzano dà nuova vita agli elementi tradizionali della narrazione fiabesca e ci conduce nel mondo della magia, degli esseri soprannaturali, delle metamorfosi, delle prove, degli eroi e degli antieroi con un pizzico di ironia. Ci fa vivere storie ambientate in un Medioevo fantastico che non dimentica quello reale e ci dona  tutta la meraviglia di quel mondo che ci aveva incantati da piccoli.

Come disse lo stesso Autore “ Una cosa ho portato intatta dalla mia infanzia: la meraviglia.”



 




permalink | inviato da il 21/10/2004 alle 22:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
sfoglia
settembre   <<  1 | 2 | 3  >>   novembre