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30 novembre 2007

Qualcosa di diverso.

 
Non leggo il manifesto, trovo Vauro eccessivo,
ma questa sua vignetta apparsa ieri 29 novembre
sull'unico quotidiano scritto con la mano sinistra
è da incorniciare.




permalink | inviato da nuvolediparole il 30/11/2007 alle 15:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa

27 novembre 2007

Londra


Jurek Nems, Original photographs

Si finisce sempre per ritrovarla, in un modo o nell'altro. Si lascia Londra e forse passano anni e intanto si cambia e anch'essa cambia. Poi capita che si torni ed essa è là, come ad attenderci, e ci siamo dentro di nuovo.
Sarà quel cielo [ non] sempre attraversato da nubi o saranno le acque del Tamigi che non smettono di scorrere o le strade e le piazze che si avvolgono su se stesse.
Forse tutto ciò - il ritorno, la persistenza, la circolarità - ha a che fare con il tempo o con la memoria.
Fatto sta che si finisce sempre per ritrovare Londra.

Mario Maffi,
LONDRA Mappe Storie Labirinti




permalink | inviato da nuvolediparole il 27/11/2007 alle 20:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa

19 novembre 2007

Un romanzo a due voci


Al numero 7 di rue de Grenelle, in un bel palazzo privato con cortile e giardino interni vivono Renée e Paloma.
Renée. Mi chiamo Renée. Ho cinquantaquattro anni. Da ventisette sono la portinaia al numero 7 di rue de Grenelle. Sono vedova, bassa, brutta, grassottella[...] Non ho studiato, sono sempre stata povera, discreta e insignificante...
Paloma. Io ho dodici anni, abito al numero 7 di rue de Grenelle in un appartamento da ricchi. I miei genitori sono ricchi, la mia famiglia è ricca e di conseguenza mia sorella e io siamo virtualmente ricche...
Così si presentano le due assolute protagoniste de L'eleganza del riccio, un romanzo a incastro in cui, di volta in volta, Renée e Paloma sono l'io narrante che dà voce alla storia.
Il palazzo suddiviso in otto appartamenti di gran lusso, tutti abitati, tutti enormi è la scena su cui si muovono la donna e la ragazzina, diverse e volutamente ai margini dell'esistenza confezionata e, ai loro occhi,  insignificante dell'alta borghesia che tra quelle mura trascorre le sue giornate frenetiche e inutili.
Renée con il suo fare lento e ottuso, corrisponde fedelmente al modello della portinaia che viene dalla provincia; Paloma è una brava bambina – tra le altre cose la prima della classe senza sforzo e senza merito - un figlia cara e assennata.
Ma dietro c'è qualcosa di più perché Renée è una donna coltissima, un'autodidatta che ama la letteratura, la filosofia, la musica, ogni forma d'arte e si nasconde al mondo scegliendo di vivere in solitudine con il suo gatto bisbetico e la compagnia, al giovedì, di Manuela, una donna semplice che da vent'anni dà la caccia alla polvere nella casa degli Arthens e dei de Broglie.
Paloma, acuta osservatrice del mondo degli adulti – A quanto pare, ogni tanto gli adulti si prendono una pausa per sedersi a contemplare il disastro della loro vita - è in cerca di qualcosa di veramente importante che la convinca che l'esistenza ha un senso e che vale la pena di viverla. Si chiede nelle prime pagine del libro: Quando entrerò anch'io nella corsa degli adulti, sarò ancora in grado di affrontare la percezione dell'assurdo? Non credo. Per questo ho preso una decisione: alla fine dell'anno scolastico, il giorno dei miei tredici anni, il 16 giugno prossimo, mi suicidio.
Sono due anime eccentriche, a volte eccessive, in lotta contro la soffocante società borghese che casualmente s'incontrano rivelandosi e riconoscendosi senza alcun dubbio.

Muriel Barbery, L'eleganza del riccio.





permalink | inviato da nuvolediparole il 19/11/2007 alle 20:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa

13 novembre 2007

Dai Racconti di Guy De Maupassant

“ Sicuramente ricordate la signora Amandon: quella brunetta carina, così distinta e fine che a Perthuis – le – Long chiamavano tutti la signora Marguerite. “
Marguerite è la giovane moglie del primo presidente Amandon che da poco è stato misteriosamente trasferito. Nella cittadina si chiedono perché, ma in pochi sanno dare una risposta. A poco a poco i sussurri maliziosi diventano voci e quello che è successo viene rivelato.
Tutti la ricordano elegantissima e molto civettuola, ma di una civetteria platonica e di un'eleganza seducente di provincia, perché quella donnina era una provinciale, una provinciale deliziosa.
Nessuno avrebbe potuto nutrire qualche sospetto nei suoi confronti perché il suo comportamento era sempre staro onesto, limpido come il suo sguardo.
Ma dietro quello sguardo si nascondeva qualcosa d'altro, un'accesa sensualità  senza amore che, con maestria, Marguerite era riuscita a tenere segreta. Era sempre stata molto attenta a evitare lo scandalo che in quella piccola provinciale cittadina avrebbe potuto travolgerla.
Incapace di resistere ai suoi vizietti, cercava la soddisfazione dei suoi desideri tra le braccia degli amanti che sceglieva accuratamente tra gli ufficiali dell'esercito. Uomini belli e con un fare calmo, tra i trenta e i quarant'anni. Con ognuno di loro, di volta in volta, intratteneva una relazione che senza sofferenza finiva allo scadere dei tre anni di stanza del reggimento. Né una lacrima, né una sensazione, seppur lieve, di tristezza offuscavano il momento dell'addio.
Marguerite era così.
Incontrava l'amante prescelto allo Cheval d'Or, un albergo vicino alle mura in cui, da otto anni, aveva una camera in affitto.
Alla sera, usciva di casa con una scusa ben congegnata e, vestiti i panni di una domestica qualunque, raggiungeva l'albergo. Correva su per le scale ed entrava nella camera n. 11 di cui aveva la chiave. Il padrone, che la vedeva passare senza mai fermarsi, soleva ripetere:“ Ecco la signorina Clarisse che va dai suoi amori “
Infatti la conosceva con quel nome e, sebbene ne fosse un po' incuriosito, non aveva mai cercato di saperne di più.
Fino a quella sera in cui tutto fu scoperto.

La camera n. 11 fa parte dei racconti di ambientazione cittadina nei quali Guy De Maupassant ritrae e smaschera non senza ironia la società borghese di Parigi e della provincia francese.
Insofferente della bruttezza dei costumi e della falsità degli atteggiamenti di burocrati, di impiegati ministeriali, di uomini e donne che cercano di essere quello che non sono, piegati sotto il peso delle apparenze e delle costrizioni morali e sociali, lo scrittore non nasconde la sua avversione per un mondo che lo disgusta, nel quale non trova sentimenti sinceri e da cui vuole allontanarsi.




permalink | inviato da nuvolediparole il 13/11/2007 alle 22:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa

11 novembre 2007

La prima indagine di Jean Baptiste Adamsberg



Il personaggio di Jean Baptiste Adamsberg prende forma ne L'uomo dei cerchi azzurri, il romanzo di Fred Vargas, che, per una bizzarria editoriale, in Italia è stato pubblicato solo di recente.
Il libro, edito in Francia nel 1996, dà inizio alle vicende del commissario " spalatore di nuvole “ che fa della lentezza un modo privilegiato di essere. Accanto a lui, l'ispettore Danglard dal lungo corpo floscio e dalla mente analitica. Insieme sono i protagonisti, l'un all'altro indispensabili, della prima investigazione.
Adamsberg è appena arrivato a Parigi, nominato commissario nel quinto arrondissement, e sta cercando di capire la città così diversa dai lontani Bassi Pirenei nei quali è nato e ha fatto i primi passi come sbirro.
Omicidio dopo omicidio, con quella sua aria svagata – silvestre aveva detto una giovane ispettrice - Adamsberg si era fatto conoscere risolvendo quasi dal niente quattro casi complicati
“ Non combini niente, Adamsberg, - gli dicevano – stai lì, ciondoli, con la testa tra le nuvole, a fissare la parete, facendo scarabocchi sulle ginocchia, come se avessi la scienza infusa e la vita davanti a te, e poi un giorno te ne arrivi bello tranquillo e dici “ Bisognerebbe arrestare il parroco, ha strangolato il bambino perché non parlasse.”
Da sbirro era stato promosso ispettore e, infine, commissario.
E ora a Parigi, già carico di gloria e di rispetto, sebbene il suo modo di fare crei un po' di sconcerto negli uomini del quinto arrondissemnet, è alle prese con un fatto strano.
Da qualche mese, durante la notte, qualcuno – probabilmente un uomo – disegna con un gessetto un cerchio azzurro sui marciapiedi della città. All'interno del cerchio, giace un oggetto inanimato sempre diverso. All'esterno la scritta “ Victor, malasorte, il domani è alle porte “.
I giornali ne parlano con curiosità, l'uomo dei cerchi azzurri è l'argomento alla moda della capitale, ma nulla di più.
Adamsberg legge attentamente ogni articolo che viene pubblicato e, chissà perché, comincia a provare una certa inquietudine. Quei cerchi azzurri che racchiudono cose inanimate e quella scritta profetica possono essere l'opera di un buontempone che si diverte a girare per le strade di notte, oppure il delirio innocuo di uno squilibrato, ma non è detto che non siano l'annuncio misterioso di un pericolo.
E Adamsberg aspetta che qualcosa accada.
I cerchi si susseguono ai cerchi con frequenza regolare fino a un giovedì mattina quando in rue Pierre- et Marie Curie, proprio nel quinto arrondissement, una donna sgozzata con gli occhi rivolti verso il cielo viene scoperta all'interno di uno di essi.
L'inquietudine di Jean Baptiste Adamsberg si è fatta realtà.
L'uomo dei cerchi azzurri non è né un buontempone né un innocuo squilibrato, ora è un assassino e il commissario, con il suo modo di fare lento e vago, inizia a dargli la caccia.






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8 novembre 2007

Ci sono racconti che non stancano mai.



Cose normalissime mi fanno paura. Sole abbagliante. Ombre taglienti. Rose bianche. Bambini coi capelli rossi. E quel nome... Harry. Un nome così normale.

Un incipit inquietante che la signora James, la voce narrante, riprende alla fine del suo racconto.
Sono passati anni. Ma la paura è sempre al mio fianco.
Cose normalissime mi fanno paura [...]

Harry è una storia breve di Rosemary Timperley che rileggo sempre con forte emozione e turbamento e di cui ho già scritto.
Qualche giorno fa l'ho proposta ai miei ragazzini di prima media che hanno ascoltato in silenzio sino alla fine, rapiti da ciò che stavo loro leggendo, aggrappati alla sorte terribile e stupenda di Harry e Christine.

Rosemary Temperley, Harry




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1 novembre 2007

Un soffio d'eternità



Negli ultimi giorni di Ottobre, Novembre si è annunciato con il suo mantello carico di nuvole.  Però ieri mattina a scuola, mentre stavo spiegando non so più che cosa, ho guardato fuori della finestra e sono rimasta affascinata da quello che vedevo: il vento aveva appena appena rischiarato il cielo e le foglie cadevano in una pioggia gialla, leggera, un poco di traverso. Nell'aria intorno c'era una magia d'altri tempi e d'altri luoghi. Mi sono fermata e ho detto ai ragazzini di volgere lo sguardo. E' stato un momento stupendo e raro, di sospensione della realtà e dei suoi affanni.
Un soffio d'eternità.




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