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26 giugno 2008

In famiglia...




permalink | inviato da nuvolediparole il 26/6/2008 alle 23:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa

21 giugno 2008

Il geranio rosso.




Era un signore anziano, piccolo, minuto e sempre vestito con grande proprietà, se non eleganza.
Il protagonista senza nome del brevissimo racconto Il geranio rosso di Laura Mancinelli è un ometto silenzioso e ritirato che vive all’ultimo piano di uno stabile, in un piccolo attico con un terrazzo a ringhiera.
Di lui si sa ben poco – ogni mattina esce di casa verso le dieci per farvi ritorno nel pomeriggio – ma è chiaro che non desidera altro che essere lasciato in pace e gli inquilini degli altri appartamenti, sebbene un po’ incuriositi dalla sua esistenza così appartata, ne rispettano la volontà. Tutti, ma non la signora isterica – anche lei senza nome – che abita al piano di sotto.
In una riunione condominiale lo attacca ferocemente per quel geranio rosso che l’ometto tiene in un portavasi sulla ringhiera  del balcone e che cura con grande amore.  Lo guarda con occhi carichi d’odio e ripete più volte: “ Deve eliminare quella pianta” “...quei fiori cadono sul mio balcone e ne sporcano il pavimento”.
L’ometto si difende con fare gentile com’è nella sua natura, ma nei giorni seguenti non le dà soddisfazione e il geranio continua  a fare bella mostra di sé dalla ringhiera. E’ una meraviglia ammirarlo dalla strada: una macchia rossa che rallegra il bianco della facciata del palazzo.
Ma una notte, un temporale di incredibile intensità si abbatte sulla città e il geranio perde tutti i petali e le foglie che inevitabilmente si riversano sull’immacolato pavimento di marmo del balcone del piano sottostante. 
Apriti cielo! In una riunione condominiale straordinaria, con gli occhi che dardeggiano infuocati, la signora chiede che il geranio sia eliminato per sempre. Le sue parole sono cariche della minaccia di una denuncia per danni ai carabinieri!
Quella notte, l’ometto si comporta in modo insolito: tiene alto il volume della tv, passeggia rumorosamente, tira più volte lo sciacquone del bagno, infastidisce tutti e soprattutto la signora del piano di sotto. Con assoluta noncuranza e protervia. I vicini, che lo conoscono da tempo,  ne sono stupiti, ma anche divertiti perché s’immaginano quale sarà la reazione della signora isterica, in verità antipatica a tutti.
Ma il mattino dopo, l’imprevisto…
Al commissariato di polizia, l’ometto non nega, non cerca di difendersi dalle accuse che gli vengono rivolte. Anzi, giustizia è fatta con assoluta premeditazione!

Un misurato esercizio della cattiveria è una raccolta di quindici racconti brevi in cui Laura Mancinelli, con tocco leggero, a volte leggerissimo, ci narra le bizzarrie della vita.
L’esistenza quotidiana si dipana sempre uguale a se stessa, monotona e noiosa fino a quando qualcosa di straordinario la sconvolge, nel bene e nel male. Allora tutto cambia, le vicende della vita s’ingarbugliano, i destini degli uomini e delle donne s'intrecciano in un modo inaspettato che rivela, attraverso sprazzi di verità, il mistero di cui siamo intrisi.





permalink | inviato da nuvolediparole il 21/6/2008 alle 12:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa

12 giugno 2008

" Le morti ": un'elegia.




La gente diceva che dopo che avevi vissuto sul lago, circondato da quegli spazi vuoti, non volevi vivere da nessun'altra parte
Invece Crista non è più tornata sul Lago Ontario, a Olcott nello Stato di New York, dall'età di sei anni, da quei giorni in cui sua madre era morta di cancro e suo padre e suo fratello Henry erano deceduti in un terribile incidente automobilistico solo poche settimane dopo.
Da allora, Crista è cresciuta lontano con la zia materna a Utica; ora, ormai una giovane donna, vive ad Albany e, a chi le chiede come sia stato difficile diventare grande senza una vera famiglia, risponde: Be', ero piccola. Sono andata a vivere da una zia. L'affetto non mi è certo mancato.
Ma Crista nasconde dentro di sé la verità: sua madre non è morta di cancro, suo padre e suo fratello non sono scomparsi in un incidente sulla strada di Lockport. E' quello che vuole ricordare, che ha scelto di ricordare.
Il ricordo è un'azione morale, una scelta. Si può scegliere di ricordare, o di non ricordare.
Per anni, ha ripetuto a se stessa e agli altri una menzogna per allontanare dagli occhi le immagini di ciò che aveva visto in una buia notte sulla spiaggia, vicino al modesto cottage attrezzato per l'inverno nel quale vivevano tutto l'anno, in balia di quel lago così immenso da sembrare un mare.
Una famiglia povera che da tanto aveva dimenticato come si fa ad essere felice: il padre spesso ubriaco e violento, la madre impaurita e incapace di resistergli. O forse no.
Tra loro, lei ed Henry, di nove anni, a cui voleva bene.
Quella notte, con il suo carico di follia, era scomparsa tra le pieghe esauste della sua memoria di bambina e tutto si era ricomposto in un ordine plausibile: sua madre era morta di cancro e suo padre e suo fratello erano deceduti poco dopo.
Cercando di dimenticare, soprattutto non parlandone mai, la sofferenza era lentamente svanita. La zia materna in questo era stata drastica: non le aveva mai permesso di tornare a quelle morti che erano state cancellate.
Nella scelta dell'oblio, anche Henry era stato ricacciato indietro sebbene Crista sapesse che suo fratello non era affatto morto.
Ma la sua morte era stata necessaria e infine l'aveva accolta come vera al pari di quella dei genitori.
A distanza di anni, ora Crista ne ha ventisette, il passato torna, come quasi sempre fa, con la sua prepotenza ed ha il volto del fratello. Un volto scarno e astuto, da furetto su cui spiccavano due occhi spiritati...La sua pelle era grigiastra, sulle guance, deturpata dall'acne. La sua voce, stridula come carta vetrata, aveva qualcosa d'irritante...
Il ritorno improvviso di Henry la disturba nel profondo, vorrebbe non accettare il suo invito a vedersi, a ritrovarsi fratello e sorella, invece, sebbene restia, si fa convincere e va con lui in una vecchia malandata automobile fino al lago, su a Olcott.
Il mio fratello perduto. Devo volergli bene, pensa e il senso di colpa la spinge a scegliere di tornare sui luoghi della sua infanzia. Non può farle poi così male, quella notte del 18 giugno 1981 è lontana.
C'è un passo del racconto di Joyce Carol Oates che dice : I ricordi non riescono ad attecchire laddove non ci sono parole. Nel momento in cui Crista ritrova il fratello le parole tornano e con esse i ricordi si fanno impellenti, talmente tumultuosi che sradicano ogni menzogna.
La verità si riaffaccia, ma ha due sembianze e quella di Henry è diversa da quella di Crista.

Joyce Carol Oates, Tu non mi conosci.








permalink | inviato da nuvolediparole il 12/6/2008 alle 14:2 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa

5 giugno 2008

Una nuvola piena di speranza.



Ieri ho finalmente concluso il ciclo di chemioterapia. Nella camera verde in una giornata di pioggia con tre nuove compagne che iniziavano o ripetevano la cura a distanza di tempo. Abbiamo parlato e, tra un silenzio e l'altro, ancora una volta ho compreso che il dolore con le sue mille sfaccettature fa parte della vita.
In questi mesi, ho compiuto un lungo cammino che mi ha portato a scalare con determinazione un'impervia montagna affrontando i momenti di sofferenza fisica e psicologica, non lasciandomi abbattere dall'inevitabile sconforto.
Il Diario sul Blog mi ha aiutato e per questo non mi pento di quel primo post – 21 febbraio 2008 – così diverso dagli altri. Ricordo che esitai prima di scriverlo perché ho un carattere schivo e riservato, ma ora sono contenta di averlo fatto e di non essermi nascosta.
Sono consapevole che i prossimi giorni, con gli effetti collaterali del tassolo e del carbon platino, saranno ancora difficili, ma torno a scrutare l'avvenire con un sorriso di speranza.
Un sorriso che gli esami e i controlli medici a cui dovrò sottopormi con regolarità non dovranno far sparire.
Voglio tornare a vivere la mia vita ogni giorno di più, non dimenticando ma prendendo forza da questo periodo buio che tuttavia è stato illuminato dalla presenza di persone meravigliose:
Marco, Enrico, la mia famiglia; le colleghe di scuola che si sono rivelate, soprattutto Antonietta, amiche preziose; Giuly e Deanna; voi che mi siete stati vicini con i vostri commenti ed email; Iris e Roberta con cui ho condiviso un tratto di questo viaggio.
Un abbraccio.
Patrizia.
P.S. Un grazie speciale a Emma a cui ho rubato la fotografia.





permalink | inviato da nuvolediparole il 5/6/2008 alle 7:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (22) | Versione per la stampa

3 giugno 2008

Non ti vogliamo!




permalink | inviato da nuvolediparole il 3/6/2008 alle 14:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa
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