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Il suono dello Shofàr a Rosh-ha-shanà.

 

 Rosh ha-shanà, il Capodanno ebraico, è la solennità che santifica il giudizio divino e si celebra il primo e il secondo giorno del mese di Tishrì. E’ Yom ha Din ovvero il giorno del giudizio, e dà inizio a dieci giorni di penitenza che si concludono con Yom Kippur, il giorno dell’Espiazione. In questo giorno di Capodanno, Dio fa sfilare davanti al suo trono tutta quanta l’umanità e giudica uomini e donne soppesandone le azioni, buone e cattive,  compiute nel corso dell’anno appena concluso.

Secondo i Rabbini, a Rosh-ha-shanà nei cieli si aprono i libri delle azioni umane. Un augurio in questo giorno è “Possa tu essere iscritto e confermato per un buon anno

 

Rosh ha-shanà è caratterizzato dal suono dello shofàr, il corno del montone che è l’unico strumento musicale biblico che ha attraversato indenne tutte le vicissitudini della Diaspora. Secondo gli studiosi, lo shofàr richiama il sacrificio di Isacco: quando Abramo sta per sacrificare il proprio figlio, Dio lo ferma indicandogli un montone che è rimasto impigliato con le proprie corna in un cespuglio lì vicino. Ecco, quel montone è l’olocausto che Abramo deve offrire e così Isacco è salvo.

 

Anticamente, come ritroviamo in alcuni passi biblici, lo shofàr accompagnava l’ascesa di Elohim al cielo, il Signore sale al suono dello shofar, chiamava i soldati in guerra, annunciava una festa.

 

Nell’epoca moderna, secondo l’interpretazione più tradizionale, il suono dello shofar ha tre compiti fondamentali.

 

  1. ispira nell’uomo umiltà e pentimento;
  2. cerca di attirare l’attenzione di Dio per ricordargli di essere misericordioso;
  3. cerca di opporsi alle forze malefiche, in particolare a Satana che, al suo suono, si spaventa.

 

Lo shofàr è generalmente curvo perché sta a simboleggiare l’uomo chino che umilmente chiede perdono a Dio.

Pubblicato il 16/9/2004 alle 15.47 nella rubrica Judaica.

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