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Gardenia Blu di Fritz Lang.

   

Splendida fotografia in bianco e nero di Pasquale Musuraca per questo film di Fritz Lang che racconta la storia di un assassinio in una Los Angeles straordinariamente grigia e piovosa.

E’ notte, l’insegna del Cronichle lampeggia sullo sfondo mentre Norah avanza nell’ufficio buio di Casey Mayo. E’ l’incontro tra il giornalista che indaga sull’assassinio di Fred, squallido dongiovanni senz’anima e la donna che viene ricercata. E’ l’incontro che apre il varco verso la soluzione del caso anche se Norah, stordita dalla paura, non si rivela, ma si presenta come l’amica che ha raccolto il segreto.

Norah non è l’assassina, ma ricorda poco di quello che è accaduto alcune sere prima e dubita di se stessa. La sua memoria vacilla offuscata dall’alcool e dal sonnifero che Fred le ha somministrato di nascosto e non sa se ha effettivamente brandito l’attizzatoio colpendolo alla testa. Nella sua mente confusa, il prima e il dopo non si legano, c’è un tempo d’incoscienza che non riesce a colmare. Sa soltanto che  si è risvegliata  sdraiata sul pavimento del salotto, Fred era morto vicino al giradischi che ancora suonava una canzone.

Scappando ha lasciato dietro di sé tre indizi che l’accusano: una gardenia con il gambo rotto, un fazzolettino bianco macchiato di sangue e un paio di scarpe di camoscio.

 

La vicenda si dipana seguendo la struttura classica del giallo: Norah è arrestata dalla polizia che non le crede ed è già in carcere quando Mayo scopre un particolare a cui nessuno aveva fatto caso e trova la vera colpevole.

Il film del 1953 ha il pregio di evocare un’epoca reale e cinematografica che è ormai del tutto scomparsa e merita la nostra attenzione. Tuttavia, se paragonato al romanzo da cui è stato tratto, Gardenia di Vera Caspery, non ha la stessa forza nella costruzione della trama, nella descrizione psicologica dei personaggi e, soprattutto, nella definizione del carattere smarrito di Norah, la protagonista.

Pubblicato il 26/9/2004 alle 17.32 nella rubrica Cinema.

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