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La festa delle Capanne.


Nel mese di Tishri, settembre-ottobre, dopo Rosh-ha-shana e Yom Kippur. il calendario ebraico segna la festa della capanne, Sukkot.

Ricorda il passaggio degli Ebrei nel deserto, dopo la fuga dall’Egitto e per questo, ogni ebreo osservante deve costruirsi una capanna di frasche nella quale abitare e soprattutto consumare i pasti nei sette giorni di solennità per far memoria delle sofferenze patite dai padri.

Ai giorni nostri, la capanna viene costruita nella Sinagoga, ma può anche essere preparata semplicemente sul terrazzo di casa.

Sukkot è una solennità che si allaccia al ciclo della natura con i frutti di stagione in primo piano.


E’ una delle tre antiche feste di pellegrinaggio a Gerusalemme. In questi giorni, come in quelli di Pesach , la Pasqua ebraica e di Shavu’òt, delle settimane, gli ebrei da ogni angolo di Israele si recavano al Tempio portando doni, sacrifici e oblazioni.

 

In Lv 23, 39 e seguenti si legge. “ Ora il quindici del settimo mese, quando avrete raccolto i frutti della terra, celebrerete una festa al Signore per sette giorni; il primo giorno sarà di assoluto riposo e così l’ottavo giorno. Il primo giorno prenderete frutti degli alberi migliori: rami di palma, rami con dense foglie e salici di torrente e gioirete davanti al Signore vostro Dio per sette giorni……..Dimorerete in capanne per sette giorni; tutti i cittadini di Israele dimoreranno in capanne, perché i vostri discendenti sappiano che io ho fatto dimorare in capanne gli Israeliti, quando Dio li ha condotti fuori dal paese d’Egitto. Io sono il Signore vostro Dio”

 

La festa delle capanne dura sette giorni (quest’anno dal trenta Settembre all’otto Ottobre) e si conclude l’ottavo con Simchat Torah ovvero gioia della Legge. In questo giorno si conclude e s’inizia il ciclo di letture della Torah e grandi e piccoli si raccolgono accanto ai Rotoli della Legge e li portano in trionfo con allegria, quasi danzando innalzando al cielo un ramo di palma, due di salice, tre di mirto e un cedro.


 


 



 


[Fondamentale, e molto caratteristico, è il lulàv, composto da quattro elementi (arba minim, le quattro specie): è un fascio in cui vengono uniti un ramo di palma di dattero (che è propriamente il lulàv), due di salice (aravà), tre di mirto (hadas). Separatamente si tiene un cedro (etrog). Il lulàv rappresenta le diverse tipologie d'uomo: la palma è senza profumo, ma il suo frutto è saporito; il salice non ha né sapore né profumo; il mirto ha profumo, ma non sapore ed infine il cedro ha sapore e profumo. Ma può anche essere interpretato così: la palma sarebbe la colonna vertebrale dell’uomo, il salice la bocca, il mirto l’occhio ed infine il cedro il cuore. L’uomo rende grazie a Dio con tutte le parti del suo essere.]


Nel libro del Deuteronomio,  Dt 16, 14  infatti il Signore afferma che “gioirai in questa tua festa, tu, tuo figlio e tua figlia, il tuo schiavo e la tua schiava e il levita e il forestiero, l’orfano e la vedova che saranno entro le tue città….”


L’Invito alla gioia è straordinario poiché molte celebrazioni ebraiche sono ricorrenze dolorose che si richiamano alla vita di angustie e di sofferenze di questo popolo.


 


 

Pubblicato il 4/10/2004 alle 18.38 nella rubrica Judaica.

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