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28 giorni dopo di Danny Boyle.

                                             

Londra. Jim esce dal coma dopo 28 giorni, ma l’ospedale dove è ricoverato è vuoto. Né pazienti, né medici, né infermieri. Le vie di Londra sono assolutamente deserte e Jim le attraversa in un silenzio spettrale. Urla, chiede aiuto, ma nessuno risponde. Solo la prima pagina di un giornale che grida a titoli grandi EVACUAZIONE gli rivela uno sprazzo di verità.

Verità che si materializza orribilmente, quando tra le navate di una chiesa si trova di fronte a decine e decine di uomini e donne morti. Confuso, incapace di capire, è improvvisamente circondato da tre o quattro uomini inferociti, con gli occhi di fuoco,che si muovono barcollando e gemono come cani rabbiosi. A stento riesce a fuggire e, appena fuori, nella via su cui è calato il buio della notte, viene salvato da Selena, una donna nera, e da  Brian.

Scopre così che un virus misterioso ha contagiato tutta la popolazione di Londra e dell’intera Inghilterra e che gli infetti sono violenti e aggrediscono chi ancora non lo è. Il sangue e la saliva sono ugualmente pericolosi e una volta colpiti non restano che dieci o venti secondi prima che il contagio si diffonda in tutto il corpo Non esiste più il Governo, l’esercito si è dissolto, le tv e le radio non trasmettono ormai da giorni, la metropolitana è ferma, non funziona niente, la città è morta. 

“ Possiamo solo cercare di sopravvivere” afferma Selena “ uccidendo immediatamente l’infetto, anche se è tua madre” E, infatti, quando Brian viene aggredito, Selena non esita e gli spara.

Jim e Selena ora sono soli, vagano per la città fino a quando incontrano Frank e sua figlia Hannah.

Vivono praticamente chiusi nel loro appartamento, ma non sono al sicuro. Gli infetti sentono che sono lì e cercano di attaccarli quasi ogni giorno. L’unica speranza di salvezza è legata a un messaggio radio che Frank ha captato e che invita i superstiti a raggiungere una località a 26 miglia a ovest di Manchester dove un manipoli di soldati può assicurare cibo e protezione.

Frank ha il suo taxi nero e alla fine anche Selena si lascia convincere a tentare la fuga dalla città.

Raggiungono il luogo indicato, il blocco 42….

Straordinariamente da qui, la storia si trasforma, prende una nuova forza, si carica di un significato che prima era rimasto nascosto nelle pieghe dell’horror. L’occhio del regista si sposta sulla natura dell’uomo, non l’uomo infetto, ma di quel manipolo di soldati che al comando del loro capitano si sono rintanati all’interno di una villa circondata da alte mura. E la rivelazione è drammatica.

Portatori di salvezza per i quattro superstiti, si rivelano ben presto incapaci di dominare i loro istinti.

Sono giovani, vivono assediati, da  settimane non hanno più visto una donna e la presenza di Selena e di Hannah li scatena. Il capitano non vuole intervenire, non li ferma, le due ragazze sono per i suoi uomini non solo la soddisfazione immediata dell’istinto sessuale, ma la speranza che ce la possono fare, che la vita continua…..

Mi fermo, non voglio svelare il modo in cui Danny Boyle ha scelto di concludere il suo lavoro.

Un’annotazione personale: angosciante la lunga sequenza iniziale in cui Jim vaga per le strade deserte di Londra. Immagini stupende, evocatrici di una tragedia che, anche se  indefinita nei suoi contorni, di tanto in tanto fa senz’altro capolino nei nostri pensieri.

Pubblicato il 10/10/2004 alle 17.55 nella rubrica Cinema.

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