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Sogni che si disperdono.

                              

Mi sveglio all’alba con una, due, tre voci sbiadite che sussurrano parole confuse.

Incomprensibili come la scena che sfuma dietro il velo della ritrovata consapevolezza.

Cerco di resistere alla sua luce che invade prepotente i confini del sonno e alzo deboli muraglie in difesa di ormai fragili frammenti di vita notturna.

Lotto per non disperderli, mi tengo aggrappata alla loro esile eco, ma la realtà ha il sopravvento e a niente serve prolungare la finzione.

E’ inutile rimandare il primo battito di ciglia.

Ormai sono sveglia, qui nel mio letto e le forme, che si stagliano nel grigio del primo mattino, non sono quelle che qualche attimo fa si agitavano in me.

Tento ancora, rincorro l’ultimo brandello fugace, uno squarcio nel velo impietoso, ma non colgo che ombre senza volto, mute e perdute per sempre.

 

Ormai irraggiungibili, lasciano una traccia di sé in quel vago sentir malinconico che accompagna le mie ore del giorno.

 

Pubblicato il 19/10/2004 alle 18.45 nella rubrica Freudiana.

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