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ACTION PAINTING.

                           



Quando nel 1942, Peggy Guggenheim torna a New York dopo gli anni trascorsi in Europa apre la galleria Art of this century dedicata all’arte astratta e surrealista favorendo così il lavoro di un gruppo di artisti tra cui Jackson Pollock, Clifford Still, Hans Hofmann, Mark Rothko, William Baziotes, Sam Francis.

Nasce con loro il movimento dell’Action Painting che rappresenta il vertice dell’arte astratta americana.

Alcune opere di questi pittori insieme a quelle di William Congdon, di Adolph Gottlieb e altri sono esposte  fino al 27 Febbraio 2005 al Foro Boario a Modena. Action painting. Arte Americana 1940-1970: dal disegno all’opera.

Ho visitato la mostra questo pomeriggio riportandone un’ottima impressione.

La donna luna di Jackson Pollock è il quadro che apre il percorso espositivo. Rosso, verde, azzurro, rosa, viola sono i colori che s’intrecciano sulla tela e accompagnano l’occhio al volto nero triangolare di donna.

Procedendo, Direzione fatto di quadrati, triangoli, ma anche linee curve, Foresta incantata, Il nido e Sforzo di uccello. Tutte opere che risalgono alla metà degli anni quaranta e che raccontano la loro vicinanza con il mondo degli Indiani d’America. Pollock sembra rifarsi alla loro mitologia nella scelta di immagini di animali che compongono anche i quadri più piccoli, quelli della serie Senza titolo.

Archetipi inconsci che il pittore cerca di portare alla luce  con l’aiuto della teoria analitica junghiana.

Nel 1944, in un’intervista rilasciata ad Howard Putzel, mercante d’arte californiano e collaboratore di Peggy Guggenheim, Pollock dichiara che l’inconscio è la sorgente dell’arte, che la pittura è la rappresentazione dell’io nascosto. “ Quando sono nel mio quadro, non sono cosciente di quel che faccio. Solo dopo una specie di “presa di coscienza” vedo ciò che ho fatto. Non ho paura di fare dei cambiamenti, di distruggere l’immagine, perché un quadro ha una vita propria”

Accanto a Pollock, i quadri di Sam Francis. Senza titolo in bianco e nero. Macchie nere su sfondo bianco, macchie nere a tracciare visi, macchie nere talvolta contrastate da un punto rosso incongruo, ma assolutamente necessario all’occhio di colui che guarda.

Ancora, i quadri bui di William Congdon. Un Mattino invernale fiocamente illuminato da un pallido sole che sovrasta la tela graffiata da pennellate scure. Una ragnatela di segni sul cui sfondo si intravedono i grattacieli della città.

E infine, altri Senza titolo, questi di Adolph Gottlieb. Di nuovo macchie, non solo nere, ma rosse, marroni tutte da ricreare nell’immaginazione. Lo stesso Gottlieb appartenente al gruppo degli Irascibili afferma che lo scopo dell’arte è “ la semplice espressione di un pensiero complesso.” e “ Oggigiorno, con le nostre aspirazioni ridotte al disperato tentativo di sfuggire il male, in un periodo di confusione, le nostre immagini sotterranee, ossessive, pittografiche sono espressione di una nevrosi che altro non è se non la nostra realtà.”



Pubblicato il 21/11/2004 alle 20.27 nella rubrica Appunti.

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