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Una traccia dispersa

Il cielo è limpido e il sole le riscalda il volto nascosto dietro gli occhiali scuri. La neve dei giorni scorsi è solo un ricordo sporco negli angoli più bui della città e una punta di primavera l’accompagna mentre cammina lungo la via sconosciuta.

Qualche ora da sola, tutta per sé.

Ma deve allontanare il disagio che la coglie. Smetterla di giocare con i  sensi di colpa.

Giocare? Non sa perché le è venuta in mente questa parola che sembra affiorata dal nulla come un battito involontario di ciglia. 

E’ bizzarro che pensi ai suoi sensi di colpa come a un gioco, come se fossero un divertimento con il quale si balocca. Le sembra proprio che non sia così, anzi non lo è.

Quelli l’azzannano ferocemente e la tormentano, spolpandole l’animo.

…tornare indietro nel tempo, ai tardi anni della fanciullezza o ai primi dell’adolescenza dove sa che sta il groviglio della sua esistenza. E’ lì che tutto è nato e che tutto si è compiuto.

Non  ricorda con chiarezza, di quei giorni ha una memoria distorta fatta di vecchie fotografie, stracci di racconti, flash improvvisi e fulminei, veri nell’istante in cui si realizzano e falsi subito dopo.

Certo non tutto è perduto, ma ha l’impressione che qualcosa di importante sia stato smarrito per sempre. Una traccia dispersa che deve ritrovare.
Un cammino a ritroso nei tempi e nei luoghi della sua vita, prima che la consapevolezza diventasse una zavorra pesante. Un salto nel buio che deve fare, ma non osa. Ha troppo paura.

Lo sguardo nella vetrina le rimanda l’immagine scialba di una donna non più giovane che avanza stanca e senza grazia. Dietro quegli occhiali scuri c’è il suo volto, ci sono i suoi occhi che da tempo non si guardano più. Al di là di quella che ora è, c’è senz’altro qualcosa  di sé, da bambina. Deve cercare, ma ha paura.

Pubblicato il 8/3/2005 alle 17.40 nella rubrica Racconti..

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