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Million dollar baby di Clint Eastwood.

Una storia di boxe, un sogno infranto, una tragica decisione da prendere: sono questi gli elementi narrativi che fanno di Million dollar baby un film stupendo che colpisce duro, che penetra come una lama acuminata, che stordisce e che non permette di volgere lo sguardo altrove.

Frankie è un vecchio allenatore, proprietario di una modesta palestra dove s’affacciano, passano e, quasi sempre, muoiono le speranze dei giovani, neri e bianchi, di salire sul ring e di agguantare la gloria.

Quando si presenta Anne, una donna non più giovanissima, che chiede il suo aiuto, Frankie risponde che allena solo uomini. Ma Anne è caparbia, non si dà per vinta e, giorno dopo giorno, continua a frequentare la palestra. Si mantiene miseramente lavorando come cameriera, ma la povertà e la fatica non la spaventano. Viene dal nulla  da cui cerca di fuggire.

La sua determinazione convince Frankie che accetta di insegnarle tutto ciò che c’è da sapere. Giorni di dura fatica, uno dietro l’altro fino ai primi incontri che ne rivelano il talento. Anne s’impone nelle categorie inferiori sconfiggendo ogni avversaria. Di categoria in categoria, il suo nome è il richiamo di ogni incontro di boxe e, infine, giunge il momento della grande sfida per il titolo mondiale. Un milione di dollari, 50 a 50, ma Frankie non sembra del tutto convinto. La detentrice è un’avversaria scorretta, un’assassina che il pubblico ama proprio per la sua violenza senza regole.

Las Vegas  è il luogo della sfida e la folla degli spettatori si esalta ai pugni dell’una e dell’altra. Anne sembra avere la meglio, ma l’avversaria non ci sta e la colpisce quando il gong ha già segnalato la fine della ripresa. Anne cade violentemente a terra, sbattendo il collo sullo sgabello che Frankie ha appena appoggiato nell’angolo.

La tragedia si compie con quel pugno e la storia non lascia scampo. Tutti noi siamo chiamati a scegliere tra la vita - quella vita - e la morte e la riflessione carica di angoscia di Frankie “ E’ a me che lo ha chiesto, non a Dio”  va diritta alle nostre coscienze e imprigiona i nostri cuori.

 

Pubblicato il 18/3/2005 alle 14.30 nella rubrica Cinema.

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