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Treni a vapore.

                       

Alla ricerca di immagini, mi sono imbattuta in questa bellissima foto in bianco e nero. Un treno a vapore che corre verso una piccola stazione. Mi ha incantato, riportandomi alla mia prima infanzia, quando ancora, al mattino verso le nove, la corsa da Lucca ad Aulla era effettuata da un treno a vapore.
La locomotiva splendidamente nera si annunciava in fondo alla curva, all’altezza di Via delle File, con il suo pennacchio bianco di fumo e procedeva maestosa tra sbuffi e squilli e, infine, stridori di freni. Il capotreno saltava giù dalla prima delle due carrozze, attendeva che i passeggeri fossero saliti e scesi e scambiava un segno di assenso con il capostazione già pronto con la paletta verde.

I sedili erano di legno chiaro, duri e scomodi, e nell’aria aleggiava l’odore di carbone che stuzzicava le narici. Racchiudeva un mondo che già allora non esisteva più, se non ai margini della provincia, e che da lì a poco sarebbe del tutto scomparso. Alla sua guida, il conducente con il berretto a visiera e, alla caldaia, due uomini sudati e sporchi di fuliggine, che il futuro avrebbe presto spazzato via come inutili e avrebbe senza rimorso dimenticati.

Quel treno a vapore era il senso delle cose passate, lento, ma affidabile; non ti portava in terre straniere, ma solo al confine della Garfagnana, conosciuta da generazioni, su lungo il corso del fiume Serchio, attraversando paesi dai nomi familiari come Gallicano, Fosciandora, Castelnuovo, Ponte Cosi, Gramolazzo sulle sponde del lago a ridosso delle Alpi Apuane.

Il ricordo è lontano negli anni di bambina, ma ugualmente forte nella memoria.

Il tempo che corre implacabile molto fa dimenticare, ma non può nulla contro la persistenza di quella traccia di fanciullo che è in noi.

Pubblicato il 29/3/2005 alle 15.53 nella rubrica Appunti.

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