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Lenin il Rosso. terza parte

Si avviò convinto di trovare gatti e gatte, cani e cagne, uomini e donne che conducevano la sua stessa vita. Superò, trotterellando piacevolmente i giardini che ormai conosceva  a memoria, si lanciò al di là dei muri ricoperti di cocci di vetro e avanzò verso un territorio che si faceva a poco a poco sconosciuto. Infine perse ogni punto di riferimento, non più giardini tenuti dalle abili mani dei giardinieri, ma spazi incolti, non più splendide ville, ma casa modeste, alcune diroccate con l’intonaco scrostato e senza le tende alle finestre. Le strade erano strette, un labirinto di vie e viuzze con pochi sparuti alberi che facevano ombra solo a se stessi. Il cielo era meno azzurro e aveva perso la sua limpidezza.

E lì, in quelle strade, vide per la prima volta i gatti randagi e si trovò a tu per tu con la sconosciuta povertà. Gatti macilenti si aggiravano per quelle vie senz’aria con la fame scolpita sui musi. Si litigavano furiosamente accapigliandosi sui resti dell’immondizia. I più deboli erano senza speranza in quella lotta fratricida e ben presto Pisolo si accorse che tre gatti avevano il controllo del territorio. Un tigrato con un occhio cavernoso e due scheletrici bastardi con la coda mozza.

Si staccò da loro stordito e tornò correndo alla tranquillità della sua casa. La signorina Anita era in giardino e lo stava chiamando. Quella sera mangiò pochissimo e si addormentò esausto tra i cuscini della sua cuccia, ma il suo sonno fu pieno di incubi.
continua...
qui la prima parte
qui la seconda parte.

Pubblicato il 8/4/2005 alle 22.23 nella rubrica Racconti..

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