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Lenin il Rosso. quarta parte

Nei giorni successivi, Pisolo perse ogni entusiasmo. Non usciva quasi mai di casa e si limitava a qualche breve escursione tra le aiuole del giardino familiare.

Ma un pomeriggio di maggio, mentre osservava vagamente la strada appoggiato sul davanzale della finestra del primo piano, vide un gatto estraneo alla via. Avanzava zoppicando e sembrava smarrito, fuori luogo con quel suo pelo bianco sporco. Pisolo corse al piano terra, saltò dalla finestra aperta del salotto e scavalcò agilmente il muretto sotto l’inferriata.

Il gatto bianco era sul marciapiede opposto e, accorgendosi immediatamente di lui, inarcò la groppa e alzò il pelo preparandosi a combattere, ma Pisolo indugiò perché non voleva affrontarlo. Alla fine, quello si stancò e riprese ad andare zoppicando. Il Rosso lo seguì e, passo dopo passo, si ritrovò nel quartiere dei gatti randagi.

Fu l’inferno poiché il tigrato e i due bastardi gli si avventarono contro. Non poté fare niente, si difese perché non era né pauroso né rammollito, ma i loro artigli lo colpivano ferendolo a ogni assalto. Il sangue prese a colargli dall’occhio destro e, quando i tre si stancarono di lui, Pisolo era veramente malconcio. Anche il suo cuore soffriva.

Tornò a casa dove la signorina Anita, spaventatissima, lo curò come se fosse il suo bambino. La ferita si rimarginò lasciandogli una cicatrice che gli deturpava solo leggermente il bellissimo muso dai lunghi baffi. Con quella ferita di guerra si sentiva più forte e decise di tornare al quartiere dei gatti randagi per farsi accettare.

E così fu. Anzi, Pisolo divenne qualcosa di più che uno di loro, perché in breve seppe superare la diffidenza del tigrato.
continua...
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Pubblicato il 10/4/2005 alle 15.33 nella rubrica Racconti..

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