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Attesa.

Le piace l’ora sospesa di metà pomeriggio, quando, dietro le persiane socchiuse, il mondo sembra svanire.

La penombra invade quieta la casa e Clara vaga da una stanza all’altra nel silenzio assoluto. La sua figura si affaccia indefinita nello specchio in fondo al corridoio ogni volta che lo attraversa per raggiungere la cucina o la sala;  se si avvicina furtivamente, i contorni prendono una solida consistenza e il volto e il corpo le si rivelano come se fosse la prima volta.

Nell’anta destra dell'armadio si riflette una donna che non ha più speranze da spendere ma che, con quel suo modo caparbio, non ha chiuso del tutto la porta alla vita.

Per questo, l’ora pomeridiana le è così affine: il giorno sta andando verso il suo tramonto, ma il sole splende ancora.

Allora perché quelle persiane chiuse? 

Ma non lo sono; Clara le tiene socchiuse e qualcosa trapela dall’esterno.

Anche quel silenzio assoluto non esiste, perché, di tanto in tanto, dalla strada giunge qualche suono: il rumore di un motorino, l’accelerazione di un auto lungo il viale, il bisticcio di alcuni bambini.

Attraverso le stecche delle persiane, osserva la via quasi deserta e quel modo di vedere obliquo l’affascina. Può scorgere solo una piccola porzione del marciapiede di fronte e della vetrina del negozio di cornici non legge l’insegna.

Dovrebbe salire su una sedia o, almeno, issarsi sulle punte dei piedi, ma non le va. 

Si distacca dalla finestra così che il mondo rimane fuori: non ha voglia d’incontrarlo e neppure di sfiorarlo, non ancora. Le lancette dell’orologio sono  a poco più di metà del loro giro, tra le quattro e le cinque, e non c’è motivo di affrettarsi.

Pubblicato il 12/7/2005 alle 18.48 nella rubrica Racconti..

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