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Sogni e cultura.

Sul Corriere della Sera di oggi, è apparso un bellissimo articolo di Hanif  Kureishi dal titolo I fanatici non si battono con festival e film esotici.

Lo scrittore, di padre pakistano e madre inglese, racconta la vita dei giovani musulmani inglesi, integralisti e intolleranti, che a differenza dei genitori, rifiutano di venire a patti con la Gran Bretagna.

Mi è anche capitato di essere invitato nelle case di giovani fondamentalisti. Uno di questi aveva origini simili alle mie: madre inglese, padre musulmano, cresciuto in una periferia tranquilla. Era sposato con una ragazza dello Yemen che non parlava inglese la quale, per servire il tè, entrava nella stanza camminando all’indietro e con la schiena curva per rispetto verso gli uomini. Gli uomini parlavano di partire per corsi di formazione da qualche parte, ma sembravano così docili ed educati che non avrei mai pensato che potessero uccidere qualcuno.

Quello che mi ha colpito di più nel suo scritto riguarda la negazione del dubbio e della possibilità di ogni discussione: tutta la Verità, per quei giovani musulmani, è rivelata nel Corano e al di là del Corano non c’è niente.

Ma questo, argomenta Kureishi, impedisce al pensiero, alla cultura di vivere e di arricchirsi nel reciproco incontro, e anche scontro, delle idee. Idee che sgorgano dai cuori  di uomini e donne; idee che trovano alimento nella gioia, nella sofferenza, nel desiderio, nel piacere, nella passione e che rendono l’esistenza possibile.

 
…l’intero carnevale della cultura nasce dal desiderio umano. Storie, sogni, poesie, disegni ci permettono di vivere un’esperienza estraniata di noi stessi. Sono anche il luogo in cui pensiamo a come dovremmo vivere.

 

Come non essere d’accordo?

Pubblicato il 11/8/2005 alle 17.46 nella rubrica Percorsi di pensiero.

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